Quello che è accaduto domenica 20 settembre 2026 all’Allianz Stadium di Torino, durante il minuto di silenzio disposto per commemorare la scomparsa di Sandro Mazzola, non è frutto del caso o di un’improvvisa insensibilità mattutina. La presa di posizione della Curva Sud affonda le radici in un terreno profondo e accidentato, fatto di una rivalità storica che nel corso dei decenni ha travalicato i confini del campo da gioco, coinvolgendo società, calciatori, istituzioni e politica.
Un solco reso indelebile dagli eventi del 2006, anno in cui la contrapposizione sportiva si è trasformata in una ferita aperta e in un rancore reciproco, alimentato da sentenze e decisioni percepite dalla tifoseria bianconera come profondamente inique. Da una parte la convinzione di subire due pesi e due misure da parte della giustizia federale e delle istituzioni; dall’altra il ricordo mai sopito di vicende giudiziarie e sportive passate – dai passaporti falsi ai vari episodi che hanno segnato la storia del calcio italiano – che continuano a pesare come macigni nella memoria collettiva del popolo juventino.
Il rifiuto dell’ipocrisia e il paragone con il passato
Il nocciolo della contestazione poggia su un rifiuto totale di quella che i tifosi considerano un’ipocrisia di facciata. Il ragionamento espresso dalla curva muove dal principio che il rispetto si guadagna nel corso della vita e non può essere imposto per via d’ufficio o strumentalizzato dopo la morte. I sostenitori bianconeri rinfacciano vecchie dichiarazioni e una forte ostilità mai nascosta nei confronti della Juventus da parte dello stesso Mazzola, rigettando lezioni di morale da parte di un sistema che, a loro dire, ha spesso chiuso gli occhi di fronte ad altre tragedie e ingiustizie.
Il pensiero corre inevitabilmente a un’altra data scolpita a lutto nel cuore della tifoseria, il 29 maggio 1985, e alle responsabilità mai pienamente elaborate legate alla tragedia dell’Heysel, stadio inadeguato a ospitare una finale di coppa dei Campioni, scelto dagli organizzatori della Uefa di quel tempo. Per i tifosi della Juventus, la morale odierna non è accettabile perché calpestata troppe volte in passato da chi oggi si erge a giudice supremo.
La distanza della società e l’ombra del doppio standard
La risposta del club non si è fatta attendere, con la società e la proprietà che hanno prontamente preso le distanze dal comportamento della curva. Una presa di posizione istituzionale che, tuttavia, ha trovato il freddo riscontro di una fetta di tifo critica nei confronti dei vertici societari, accusati di debolezza politica e di non tutelare adeguatamente il patrimonio e l’immagine del club nelle sedi federali.
Ora si attendono le decisioni della Procura Federale e i provvedimenti del Giudice Sportivo, con la certezza che la tifoseria bianconera continuerà a sentirsi bersagliata da un metro di giudizio iniquo. Nel frattempo, il pallone riprende a rotolare, ma le scorie di un pomeriggio ad alta tensione dimostrano come il calcio italiano sia ancora ostaggio di un passato che non passa mai.
