Fonte foto: Valentina Giua
La Fiamma di Agata accende la cultura: presentato il libro Il Materno Argento di Lina Maria Ugolini

La Fiamma di Agata continua a brillare come uno dei momenti più intensi del calendario culturale catanese. Nella suggestiva cornice della Sala Marchesi del Palazzo della Cultura, si è svolto l’incontro letterario e musicale che ha visto protagonista la scrittrice, poeta, musicologa e drammaturga Lina Maria Ugolini, autrice del volume Il Materno Argento (Bertoni Edizioni). Un appuntamento che ha intrecciato parola, musica e identità femminile, confermando la vocazione dell’iniziativa a custodire e rinnovare il patrimonio simbolico legato a Sant’Agata.
Un dialogo tra donne, miti e memorie
A introdurre e guidare l’incontro sono state Valentina Giua, formatrice, promotrice culturale e poeta. Giua ha inoltre presentato il suo libro All’ombra del Vulcano – Dee, Donne e Madonne (Edizioni Akkuaria), creando un ponte ideale tra le narrazioni del sacro, del materno e della forza femminile che attraversano la storia del territorio etneo.
Il cuore del libro: un canto materno che ritorna
Nel corso della presentazione, Lina Maria Ugolini ha condiviso la radice più intima del suo nuovo lavoro. Il Materno Argento nasce da una consapevolezza che attraversa il tempo: essere stata madre e, per mestiere, scrivere la vita. Nelle sue liriche affiora ciò che si è avuto e perduto, ciò che resta e ciò che ritorna.
Il libro custodisce un canto materno profondo, evocato da parole che riportano alla giovinezza, al tepore del latte offerto ai figli accolti al seno, alla gioia semplice dei giochi quotidiani. Giorni scanditi dalle abitudini, ma anche dall’ombra lieve e inesorabile della scrittura, “ladra d’ogni pensiero e sentimento”.
La poesia, in questo percorso, diventa buona ventura: corregge l’errore, sostiene la donna che dona i suoi versi ai propri figli e, simbolicamente, a ogni figlio di una “mamma mondo”.
Ciò che è emerso dal dialogo: l’argento come riflesso, protezione, memoria
Il confronto tra Ugolini e Giua ha aperto un ulteriore livello di lettura del libro, rivelando la densità simbolica del titolo. L’argento è stato evocato come metallo che riflette, superficie che rimanda l’immagine dell’altro e, allo stesso tempo, si lascia attraversare dalla luce. Un riflesso che diventa metafora della maternità: generativa, luminosa, capace di restituire senso a ciò che accade dentro e fuori di noi.
Nel dialogo è emersa anche la dimensione spirituale del materno: una madre d’argento che veglia, protegge, ascolta, raccoglie preghiere e affidamenti. Una figura che si muove tra sogno e veglia, tra memoria familiare e immaginario collettivo, come un ponte tra le donne di ieri e quelle di oggi.
Giua ha sottolineato come l’argento, pur annerendosi col tempo, possa sempre essere lucidato: un’immagine potente della cura, della resilienza, della possibilità di rinascere. E nella conversazione è affiorata anche la figura di Sant’Agata, donna forte e incorruttibile, fiamma che non si spegne, simbolo di protezione e comunione. Un richiamo naturale dentro il percorso di La Fiamma di Agata, dove il sacro e il poetico si intrecciano senza soluzione di continuità.
La Fiamma di Agata: un rito culturale che si rinnova
L’evento, promosso dal Comitato per la Festa di Sant’Agata, si inserisce nel più ampio programma di iniziative che ogni anno celebrano la patrona di Catania non solo attraverso la tradizione religiosa, ma anche attraverso la cultura, la letteratura e la musica. La Fiamma di Agata si conferma così un format capace di unire memoria e contemporaneità, dando voce a donne che raccontano altre donne, in un intreccio di storie, simboli e visioni.

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