GIAMBATTISTA BASILE
Ci hanno raccontato una grande bugia geografica.
La verità. Per secoli ci hanno fatto credere che la magia delle fiabe parlasse solo tedesco o francese, che le scarpette di cristallo appartenessero alle nebbie nordiche e che le torri incantate fossero sperdute in foreste lontane. Ma se grattate via la patina dorata delle versioni edulcorate della Disney, dei fratelli Grimm o di Charles Perrault, sotto la superficie troverete il tufo, il mare del Golfo, l’odore di zolfo e il profumo inconfondibile di una tradizione millenaria.
La verità è una sola, ed è di un fascino deflagrante: i grandi archetipi dell’immaginario fantastico mondiale parlano in napoletano antico.
Chi era Giambattista Basile e il legame con Giugliano in Campania
Tutto comincia a Napoli e nella sua terra nel Seicento, nell’epoca barocca più teatrale, eccessiva e carnale che la storia ricordi. L’inventore di tutto non è un anonimo cantastorie nordico, ma un genio colto e irriverente: Giambattista Basile, nato a Napoli ma profondamente legato a Giugliano in Campania, la terra in cui visse a lungo e dove purtroppo trovò la morte nel 1632.
Tra il 1634 e il 1636, Basile dà alle stampe un’opera titanica e rivoluzionaria, Lo cunto de li cunti overo lo trattenemiento de li peccerille (noto ai posteri come Il Pentamerone). È lì, tra i vicoli della Campania vicereale, che nasce ufficialmente la fiaba d’arte europea. Come sottolineava il grande Benedetto Croce, Lo cunto de li cunti è il libro più ricco, colorito e straordinario che sia mai uscito dalla penna di un narratore, capace di anticipare di secoli le strutture della modernità letteraria.

Le radici partenopee delle fiabe più famose al mondo
Facciamo i nomi e vediamo i passaporti di questi illustri “napoletani” che l’Europa ha adottato e trapiantato altrove:
- Zezolla non è Cenerentola: Prima che i francesi la ribattezzassero Cendrillon e i tedeschi Aschenputtel, la fanciulla maltrattata dalla matrigna si chiamava Zezolla. La sua storia, ne La gatta Cenerentola, è intrisa di una crudele e vivace verve partenopea, dove la scarpetta smarrita (sullo scalone monumentale del Palazzo Reale di Napoli) non è un vezzo da salotto, ma una pesante pianella persa lungo le scale in una festa che sa di sberleffo e riscatto.

- Talia non è la Bella Addormentata: Il sonno eterno di Talia (Sole, Luna e Talia) non nasce da un incantesimo fatato ed elegante, ma dalla profezia di una scheggia di lino conficcata sotto un’unghia, in un racconto dove la passione e il destino si muovono con la forza tellurica del Vesuvio.

- Cagliuso non è il Gatto con gli stivali: Il felino più astuto della storia letteraria non nasce in Francia, ma al servizio di un pover’uomo di nome Cagliuso. È qui che prende vita la truffa geniale per arricchire il padrone, condita da quell’ironia tagliente e disincantata tipica dello spirito napoletano.

- Petrosinella non è Raperonzolo: La fanciulla dai lunghi capelli d’oro intrappolata nella torre deve il suo nome al furto di un mazzetto di prezzemolo (petrosino) in un orto stregato. Un’immagine popolaresca e geniale che profuma di orti mediterranei prima di trasformarsi nel mito nordico di Raperonzolo.

- Nennillo e Nennella non sono Hansel e Gretel: La drammatica prova dei fratellini abbandonati nel bosco affonda le radici nella fame e nella miseria più nera del Sud Italia, nobilitata dal dialetto e dalla profonda pietas popolare.

Come le fiabe Napoletane hanno conquistato l’Europa
Questi personaggi sono partiti da Napoli e da Giugliano, hanno viaggiato di bocca in bocca, hanno superato le Alpi e sono stati “ripuliti”, censurati e edulcorati per le corti europee dei secoli successivi. Eppure, il loro battito cardiaco resta inconfondibilmente meridionale: sanguigno, ironico, barocco, capace di trasformare la miseria in magia pura.
Il DivulgAutore Emozionale: Le fiabe non nascono nei palazzi reali; nascono nel fango e nella cenere, lì dove la vita fa più male e la fantasia diventa l’unica via di fuga e di salvezza. Giambattista Basile non ha scritto semplici racconti: ha preso l’anima ribelle, ferita e geniale di Napoli e l’ha consegnata all’eternità. Raccontare che Cenerentola, Raperonzolo, la Bella Addormentata, il Gatto con gli Stivali e Hansel e Gretel sono nati all’ombra del Vesuvio e tra le terre di Giugliano non è un esercizio di campanilismo sterile, ma un atto di giustizia poetica. Significa restituire ai nostri antenati la paternità della meraviglia. Perché in fondo, ogni volta che ci lasciamo incantare da una storia fantastica, stiamo solo ascoltando l’eco lontana di un vicolo di Napoli del Seicento che ha deciso di sognare in grande, sfidando il buio della storia con la forza inarrestabile dell’emozione.
© Jennypranz (Gennaro Pranzile). Tutti i diritti riservati.

Complimenti a voi della redazione e soprattutto a Jannypranz per il bel lavoro.
Ottimo 💯
Grazie di cuore per i complimenti! Da parte mia e di tutta la redazione, fa davvero molto piacere. 💙