La riflessione dell’architetto Antonella Postorino sulla necessità di trasformare la storia urbana in identità e sviluppo.
Reggio Calabria vive una fase di trasformazione che interroga la sua identità più profonda. Negli ultimi anni la città ha registrato un aumento significativo delle presenze turistiche, favorito dal potenziamento dei collegamenti aerei e da una destagionalizzazione ormai evidente dei flussi. Un dato incoraggiante, che avrebbe richiesto una strategia chiara e lungimirante per valorizzare il patrimonio archeologico, la risorsa più autentica e distintiva della città.
Eppure, ciò che dovrebbe rappresentare il cuore identitario di Reggio — la sua storia magnogreca, la sua stratificazione millenaria, la sua unicità nel panorama mediterraneo — continua a rimanere ai margini delle politiche pubbliche. La città simbolo della Magna Grecia non ha ancora costruito un progetto capace di trasformare il proprio patrimonio archeologico in un motore di sviluppo culturale, turistico ed economico.
Una città stratificata, un patrimonio diffuso
La Carta Archeologica di Reggio restituisce con chiarezza la portata di questa ricchezza: 74 aree e 203 siti censiti tra il XVI e il XXI secolo. Non si tratta di emergenze isolate, ma di un tessuto urbano che conserva, sotto e dentro la città moderna, tracce di epoche diverse. Le Mura Greche e le Terme Romane del lungomare, il sito ipogeo di Piazza Italia, gli scavi di Piazza Garibaldi, l’Odeon di via XXIV Maggio, le mura del Trabocchetto e della Collina degli Angeli, la tomba ellenistica di via Tripepi, il Fondo Griso‑Laboccetta: un mosaico di luoghi che raccontano una storia continua, oggi in gran parte invisibile.
A custodire i reperti più preziosi vi è il Museo Archeologico Nazionale della Magna Grecia, attrattore culturale internazionale non solo per i Bronzi di Riace, ma per l’intero patrimonio che rappresenta la memoria profonda della città.
Il potenziale inespresso di Reggio
Reggio avrebbe tutte le caratteristiche per diventare una delle grandi capitali italiane dell’archeologia urbana. Ciò che è mancato, in questi dodici anni di amministrazione, non è la materia prima, ma la visione. Non è mai stato costruito un progetto integrato capace di mettere in rete i siti, di renderli accessibili, leggibili, riconoscibili. I luoghi della storia sono rimasti isolati, privi di collegamenti, di strumenti interpretativi, di una narrazione unitaria che restituisca al visitatore la continuità della città antica.
Manca un percorso archeologico strutturato, manca una segnaletica moderna, manca un collegamento stabile tra i siti e il Museo. Manca soprattutto una strategia di promozione internazionale che valorizzi l’identità magnogreca della città e la trasformi in un brand culturale riconoscibile.
Le esperienze che altrove hanno fatto la differenza
In molte città italiane ed europee si è scelto di costruire itinerari di archeologia urbana capaci di restituire una lettura continua della storia. Le esperienze più avanzate utilizzano ricostruzioni digitali, realtà aumentata, narrazioni immersive, biglietti integrati, servizi turistici dedicati, percorsi guidati permanenti. Il patrimonio non viene semplicemente conservato: diventa un’infrastruttura culturale, un motore di sviluppo urbano, un elemento di identità condivisa.
È questa capacità di “mettere a sistema” che a Reggio è mancata.
Un itinerario archeologico urbano per ricucire la città
Eppure, avviare un cambiamento sarebbe possibile. Costruire un grande itinerario archeologico urbano collegato direttamente al Museo Archeologico Nazionale della Magna Grecia significherebbe dare continuità ai siti disseminati nella città. Significherebbe creare un percorso permanente, sostenuto da guide specializzate, strumenti multimediali, pannelli interattivi, servizi di collegamento come un bus turistico aperto capace di raggiungere anche le aree più distanti, includendo il patrimonio archeologico della Città Metropolitana.
Non si tratterebbe solo di migliorare l’offerta turistica, ma di scegliere quale idea di città costruire. Valorizzare il patrimonio archeologico significa trasformare la storia in identità, sviluppo, opportunità economica. Significa restituire ai cittadini la consapevolezza del proprio passato e offrire ai visitatori un’esperienza autentica, capace di raccontare ciò che Reggio è stata e ciò che può tornare a essere.
Una città visitata, ma non ancora conosciuta
Oggi, di fronte all’aumento dei flussi turistici, questa mancanza appare ancora più evidente. Il rischio è quello di avere una città visitata ma non realmente conosciuta, ricca di storia ma incapace di comunicarla. È questo il vero fallimento politico degli ultimi anni: non aver compreso che il patrimonio archeologico non è un elemento marginale, ma una delle più grandi risorse strategiche su cui costruire il futuro di Reggio.
Il valore di questi luoghi non risiede soltanto in ciò che conservano, ma nella loro capacità di essere raccontati, vissuti, riconosciuti come parte integrante della città di oggi e di domani. È da qui che può partire una nuova visione: una Reggio che non dimentica la sua storia, ma la trasforma in energia per il futuro.
