La visita dell’assessora Pasqualina Straface conferma il valore innovativo di Casa Paese: un welfare di comunità che restituisce dignità, libertà e qualità della vita alle persone con demenza.
La visita a Casa Paese non è una semplice tappa istituzionale: è un’esperienza che cambia lo sguardo, che costringe a ripensare cosa significhi davvero prendersi cura. In questo borgo ricreato con attenzione e delicatezza, la demenza non appare come una condizione da contenere, ma come una fragilità da accompagnare dentro un ambiente che restituisce dignità, libertà e quotidianità.
L’assessora regionale alle Politiche sociali Pasqualina Straface, al termine della visita, ha scelto parole che restituiscono con precisione la portata di questo modello: “È un modello innovativo del welfare territoriale, di come vengono curate le persone con demenza, dove si esce fuori dalla logica della struttura chiusa. Le persone vengono curate dal paese e qui c’è la riproduzione di un borgo.” Un concetto che ribadisce la centralità della comunità come parte attiva della terapia, non come semplice cornice.
Un welfare che supera i confini della struttura
A Casa Paese la cura non è confinata in stanze, reparti o corridoi. È un percorso che si muove tra le case, le botteghe, gli spazi condivisi, restituendo alle persone la possibilità di vivere un luogo, non di abitarne passivamente una struttura. “La cura diventa il territorio e la comunità, dove la persona si sente libera, libera di vivere un borgo.” In queste parole dell’assessora c’è la sintesi di un approccio che mette al centro la vita quotidiana, non la malattia.
Il modello ideato da Elena Sodano, a cui Straface ha rivolto un riconoscimento esplicito — “ha avuto questa grande intuizione, una grande sensibilità umana, che mette a servizio del territorio” — dimostra che innovazione sociale e umanità possono convivere, generando un impatto reale sulle persone e sulle famiglie.
Un beneficio per le persone, le famiglie e il sistema
Casa Paese non è solo un luogo accogliente: è un modello che produce effetti misurabili. Migliora la qualità della vita delle persone con demenza, riduce l’isolamento, sostiene le famiglie in un momento spesso segnato da solitudine e senso di colpa. E, allo stesso tempo, contribuisce ad alleggerire la pressione sui servizi sanitari e ospedalieri, dimostrando che un welfare di prossimità può essere anche un welfare sostenibile.
Un modello per i borghi calabresi
La Calabria, terra di comunità e di relazioni, trova in Casa Paese una strada possibile per coniugare cura, sviluppo e rigenerazione territoriale. Non è un caso che l’assessora abbia sottolineato: “Ritengo che possa essere un modello che tranquillamente si può portare in altri borghi calabresi.”
In un momento storico in cui i territori interni cercano nuove funzioni e nuove energie, Casa Paese mostra che la risposta può nascere proprio dall’incontro tra fragilità e comunità, tra innovazione sociale e identità dei luoghi.
Umanità, innovazione, territorio: la direzione della Calabria
La Calabria ha bisogno di modelli capaci di unire umanità, innovazione sociale e presa in carico delle fragilità. Casa Paese dimostra che è possibile. Dimostra che la cura può diventare relazione, che il welfare può diventare sviluppo, che i borghi possono tornare a essere luoghi di vita, non solo di memoria.
Un’esperienza che lascia il segno, e che indica una direzione chiara: partire dalle persone per costruire comunità più forti, più inclusive, più capaci di futuro.
