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Piersanti Mattarella è ancora oggi il metro etico con cui misurare la qualità della nostra democrazia.
Ci sono date che continuano a bussare alla porta della coscienza pubblica. Il 6 gennaio 1980 è una di queste. Quarantasei anni dopo, il nome di Piersanti Mattarella non appartiene al passato: appartiene a ciò che avremmo potuto essere e a ciò che possiamo ancora diventare.
In un Paese che spesso si accontenta della retorica, Piersanti Mattarella scelse la via più scomoda: fare davvero ciò che tutti dichiaravano di voler fare. Pretese legalità, trasparenza, rigore amministrativo. Non come slogan, ma come metodo quotidiano. E questo, nella Sicilia degli anni in cui la mafia pretendeva di dettare l’agenda politica, era un atto rivoluzionario.
La normalità che diventò rivoluzione
La sua idea di una Regione “con le carte in regola” non era un vezzo tecnocratico: era un progetto etico. Significava restituire dignità allo Stato, sottrarre terreno al clientelismo, spezzare la catena di convenienze che teneva insieme pezzi di politica, affari e criminalità. Significava dire che la Sicilia non era condannata al fatalismo, ma poteva essere governata con serietà e visione.
Per questo Piersanti Mattarella fu ucciso. Perché la sua normalità era troppo pericolosa. Perché la sua mitezza era più sovversiva di qualsiasi proclama. Perché la sua coerenza non lasciava margini di trattativa.
Una ferita che non si chiude
A quarantasei anni di distanza, il suo assassinio resta una ferita aperta. Le responsabilità mafiose sono state accertate, ma gli esecutori materiali non hanno un nome. Le zone d’ombra non sono state illuminate del tutto. E ogni anniversario ci ricorda che la verità non è un lusso: è un dovere democratico.
Una lezione che inquieta il presente
Ma un editoriale non serve a commemorare. Serve a chiedere conto al presente.
E allora la domanda è semplice e scomoda: quanta politica oggi avrebbe il coraggio di seguire la strada di Piersanti Mattarella? Quanta sarebbe disposta a perdere consenso pur di guadagnare credibilità? Quanta saprebbe dire no ai ricatti, ai compromessi, alle scorciatoie?
La sua eredità non è un santino da esporre nelle ricorrenze. È un metro di misura. E quel metro, oggi, ci dice che la qualità della democrazia non si valuta dalle parole, ma dalla capacità di difendere le istituzioni quando nessuno guarda, quando costa, quando è più facile voltarsi dall’altra parte.
Ricordare Piersanti Mattarella significa scegliere da che parte stare. Significa credere che la politica possa ancora essere un servizio. Significa sapere che la legalità non è un tema da convegno, ma un atto quotidiano di responsabilità.
Non è un ricordo che consola. È un esempio che inquieta. Ed è proprio per questo che continua a parlarci.
