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Gli USA, lo scorso 3 Gennaio, hanno messo in atto la cattura del leader venezuelano Nicolas Maduro. Un’operazione progettata nei minimi dettagli già da tempo, almeno dallo scorso Agosto. Il Governo americano aveva promesso 50 milioni di dollari a chi avesse fornito informazioni utili per l’arresto del successore di Chavez. Lo stesso leader venezuelano aveva annusato il pericolo ed aveva cambiato le sue abitudini andando a dormire sempre in diverse abitazioni. Appariva inoltre poco in pubblico. Tra l’altro da Cuba erano arrivati circa 15 mila soldati per proteggere Maduro.
USA, l’operazione della Delta Force
Gli uomini della Delta Force, il 3 Gennaio hanno scovato Maduro a Fuerte Tiuna, appena fuori Caracas sulle montagne dietro la città. Fuerte Tiuna è un immenso complesso militare che ospita il ministero della Difesa, lo Stato maggiore e altri centri di comando. Reuters ha scritto che le forze speciali statunitensi hanno costruito una replica esatta di quella residenza per addestrarsi a fare irruzione. In particolare, si sono addestrate a far saltare in fretta le porte di acciaio che proteggono l’ingresso. È una cosa che era stata fatta anche nel 2011 durante la preparazione per uccidere il capo di al Qaida responsabile dell’attacco dell’11 settembre 2001, Osama bin Laden.
USA, la scelta per la fase finale
Il Post scrive: “Per la fase finale di questa operazione l’amministrazione Trump poteva scegliere tra due opzioni. Poteva chiamare i Navy Seal, gli incursori della marina militare che nel 2011 uccisero Bin Laden in Pakistan… Oppure poteva scegliere gli incursori dell’esercito. Questi appartengono a un’unità speciale che formalmente si chiama Combat Applications Group ma è conosciuta come Delta Force. Ha scelto questi ultimi.”
Il ruolo della CIA
Ovviamente bisognava scoprire il luogo nel quale Maduro sarebbe andato a dormire. New York Times, Reuters e Wall Street Journal hanno scritto che la Cia – l’agenzia di intelligence statunitense principale – aveva una fonte tra le persone che circondano Maduro da molti mesi. Era una talpa in grado di comunicare sempre la posizione e le attività quotidiane del presidente: «Che cosa mangiava, che cosa indossava e che animali domestici aveva», come ha detto il capo di stato maggiore Dan Caine nella conferenza stampa post operazione. Scrive ancora il Post: “La Cia in questi mesi aveva mandato un gruppo di agenti in Venezuela per seguire gli spostamenti e le attività di Maduro e individuare degli schemi ricorrenti nelle sue giornate e delle abitudini che favorissero l’operazione. Si trattava di un’operazione rischiosa, perché Stati Uniti e Venezuela non hanno rapporti diplomatici, non c’è un’ambasciata statunitense che possa fare da copertura…”
USA, l’accordo Trump-Maduro saltato
Scrive ancora il Post: “Il presidente venezuelano, secondo Trump, è arrivato anche a offrire il petrolio del Venezuela in cambio di un accordo di non belligeranza con gli Stati Uniti. Trump però voleva che Maduro andasse via dal Venezuela e gli aveva offerto come via d’uscita un esilio in Turchia. Il 23 dicembre Maduro ha rifiutato. Il 25 dicembre Trump ha dato l’ordine di cominciare l’operazione per la sua cattura.”
La portaelicotteri Iwo Jima
Sempre da “Il Post” leggiamo: “Al largo delle coste venezuelane il 24 dicembre si sono posizionate meglio 13 navi militari statunitensi, inclusa la portaelicotteri Iwo Jima e una nave che serve da base alle forze speciali in missione, e questa è stata la mossa finale prima dell’inizio. La Iwo Jima ha fatto da base principale per la missione a Caracas. Gli americani si sono mossi verso Caracas con circa 150 tra aerei ed elicotteri – e c’erano anche droni in volo – decollati da 20 basi militari (inclusa la Iwo Jima).”
Un notevole spiegamento di mezzi
Il Post scrive che gli USA hanno predisposto due strati di volo. “Nello strato inferiore, a circa 30 metri sul mare, gli elicotteri e i velivoli Osprey che portano le forze speciali – Delta Force e 160esimo reggimento, come abbiamo detto – e gli elicotteri d’attacco che fanno da scorta. Gli Osprey sono dei velivoli di nuova generazione che possono decollare in verticale come gli elicotteri ma poi volano in orizzontale più velocemente. Tra gli elicotteri c’erano anche i cosiddetti Dap, una sigla in inglese che vuol dire: Direct Action Penetrator. Sono elicotteri modificati e carichi di armi e munizioni che hanno il compito di sparare se qualcuno da terra spara verso i soldati. Nello strato superiore, molto più in alto, c’erano gli aerei che avevano il compito di bombardare le installazioni della difesa aerea del Venezuela, in modo che i venezuelani non abbattessero gli elicotteri. Un assortimento di tecnologia militare, che il generale Dan Caine elencherà in conferenza stampa dalla Florida qualche ora dopo: F-18, F-22, F-35, bombardieri B-1 e altro.”
La cattura di Maduro
Ancora Il Post: “All’1:30 circa gli statunitensi hanno tolto la corrente elettrica in molti quartieri di Caracas, in un modo che non hanno specificato. I bombardieri hanno fatto saltare in aria sette posizioni militari, sulla costa e nell’interno, inclusi radar e sistemi missilistici. La difesa aerea venezuelana si basa su armi fornite dalla Russia, come i missili S-300 e i missili BUK (quelli che abbatterono un aereo passeggeri in volo sul Donbas nel 2014), ma non è riuscita a rispondere. Gli uomini della Delta Force sono scesi sulla residenza in teoria segreta di Maduro. Hanno fatto saltare la porta d’ingresso e sono entrati.”
Vittime tra i venezuelani
La reazione dei militari venezuelani c’è stata. Ancora Il Post: “Fuori dal bunker alcuni soldati venezuelani di Fuerte Tiuna hanno in effetti sparato contro gli elicotteri e contro gli statunitensi. Sappiamo che ci sono stati feriti fra i soldati dell’operazione, non gravi, che poi sono stati trasportati con un volo medico verso un ospedale militare in Texas. Una fonte del New York Times dice che nel raid gli statunitensi hanno ucciso 40 venezuelani. Le immagini dopo il raid mostrano veicoli blindati inceneriti dalle fiamme, macchie di sangue, i fori delle raffiche sparate dall’alto a poca distanza dal bunker. E in tutto questo c’è comunque da considerare la possibilità che ci fosse un qualche tipo di accordo sottobanco tra dirigenti politici o militari venezuelani e amministrazione Trump.”
Maduro sulla Iwo Jima
Questa la conclusione del blitz secondo Il Post: “In circa 30 minuti però l’operazione a terra è finita. Maduro è stato caricato a bordo di un elicottero e trattato secondo il protocollo previsto per i cosiddetti Hvt, ossia “High Value Target”, i bersagli di alto livello: manette, una benda sugli occhi, cuffie isolanti sulle orecchie e una bottiglietta d’acqua… L’amministrazione Trump ha insistito sulla presenza di forze di polizia durante l’operazione e nella prima foto di Maduro dopo la cattura si vede un agente della Dea, l’agenzia che si occupa della lotta al narcotraffico… Alle tre del mattino l’elicottero con a bordo Maduro ha cominciato a sorvolare il mare davanti a Caracas, verso la Iwo Jima. Da lì l’ex presidente venezuelano è stato trasferito alla base statunitense di Guantanamo, a Cuba, e poi a New York.”
