C’è una linea sottile che separa la prudenza dalla paura. Il Portogallo, nonostante una rosa ricca di campioni, è caduto proprio qui: nel limbo di chi ha troppo da perdere per rischiare di vincere. L’eliminazione lascia un forte senso di amaro in bocca e la certezza che si potesse fare molto di più.
Troppa qualità, troppa paura
Il problema principale di questa squadra è stato il poco coraggio. Avere a disposizione un attacco stellare con Bernardo Silva(entrato dalla panchina , Bruno Fernandes, Rafael Leão (entrato dalla panchina ) Gonçalo Ramos(in panchina tutto il tempo ), e vederlo produrre solo un possesso palla lento e prevedibile, è un vero controsenso.
Il Portogallo ha giocato quasi sempre con il freno a mano tirato. Invece di verticalizzare e rischiare la giocata per scardinare le difese chiuse, la squadra ha continuato a far girare il pallone in orizzontale, senza che nessuno si prendesse la responsabilità di inventare qualcosa.
L’errore dei cambi: quando il rimedio peggiora le cose
Se l’atteggiamento iniziale è stato prudente, la gestione della panchina ha peggiorato la situazione. I cambi, che oggi decidono le partite, sono stati il vero punto debole dell’allenatore
Nel calcio di oggi, chi non rischia finisce per perdere. La panchina portoghese ha preferito non rischiare, anche quando la partita richiedeva una scossa.
Ha pesato molto anche la gestione dei “senatori”. La sensazione è che l’allenatore sia rimasto bloccato dalle gerarchie e dai grandi nomi(!!!) rinunciando a sfruttare appieno l’energia di forze fresche che in panchina avrebbero meritato una chance diversa.
Il Portogallo torna a casa con molti rimpianti. Il talento per dominare nel calcio mondiale c’è ancora tutto. Quello che serve per il futuro, però, è una dote molto più semplice: il coraggio di osare
Queste partite le devi giocare con coraggio !!!
