Ci sono luoghi nei quali la storia non è qualcosa di lontano, custodito soltanto nei libri. È una presenza che continua a vivere nelle strade, nelle persone, nella memoria di una comunità.
Ponticelli è uno di questi luoghi.
Qui, prima ancora delle Quattro Giornate di Napoli, donne e uomini comuni, lavoratori e giovani, trovarono la forza di opporsi all’occupazione nazifascista. Non erano personaggi appartenenti a un passato irraggiungibile: erano persone che vivevano la quotidianità, con le loro paure, le loro difficoltà e le loro speranze.
Ricordare quella storia significa allora fare qualcosa di più che celebrare una ricorrenza. Significa interrogarsi su quanto quella memoria abbia ancora da dirci.
Viviamo in un tempo attraversato da guerre, disuguaglianze, precarietà e crescente difficoltà economica. Il costo della vita pesa sulle famiglie, il lavoro spesso non garantisce la sicurezza che dovrebbe e l’incertezza alimenta paura e frustrazione.
In questi contesti il rischio è quello di cercare risposte semplici a problemi complessi e di trasformare le differenze in contrapposizioni: chi arriva contro chi è nato qui, gli ultimi contro altri ultimi, una comunità contro un’altra.
È una dinamica che la storia del Novecento ci invita a non sottovalutare.
Parlare di antifascismo oggi significa quindi anche parlare di democrazia, libertà, dignità, solidarietà e rispetto della persona. Significa interrogarsi su quale società vogliamo costruire e su quale ruolo vogliamo dare alla paura, alla discriminazione e all’indifferenza.
Ed è proprio nei territori che questo confronto può diventare concreto.
Domenica 27 settembre, in occasione del Festival antifascista delle Quattro Giornate di Napoli, Ponticelli ospiterà un’Aperitivo resistente in Piazzetta Egizio Sandomenico, dalle 10 alle 13.
Un appuntamento pensato non soltanto come momento di memoria, ma come occasione di incontro e partecipazione, con musica, teatro, riflessione e attività dedicate anche ai bambini.
Tra le realtà coinvolte c’è AbbracciaMe, associazione che attraverso iniziative culturali e sociali lavora sulla partecipazione, sull’inclusione e sulla costruzione di legami all’interno della comunità. La sua presenza assume un significato particolare proprio in un’iniziativa che sceglie di mettere insieme generazioni diverse e di coinvolgere anche i più piccoli.
Perché trasmettere la memoria ai bambini non significa soltanto raccontare loro ciò che è accaduto. Significa creare occasioni nelle quali possano sperimentare concretamente il valore dell’incontro, della collaborazione, del rispetto e della partecipazione.
È anche attraverso queste esperienze che la memoria può smettere di essere una pagina del passato e diventare uno strumento per leggere il presente.
L’iniziativa nasce dall’incontro di numerose realtà del territorio: associazioni, comitati, organizzazioni sociali e culturali che, pur con storie e sensibilità differenti, hanno scelto di condividere uno spazio di confronto.
Ed è forse proprio questo uno degli aspetti più interessanti.
Una comunità non è necessariamente un luogo nel quale tutti hanno le stesse idee. È un luogo nel quale persone diverse possono incontrarsi, discutere e riconoscere alcuni valori fondamentali della convivenza.
Ponticelli porta con sé una storia di resistenza.
Ma la memoria, per essere davvero viva, non può fermarsi alla commemorazione.
Deve diventare partecipazione, cultura, capacità di interrogarsi sul presente.
Perché ricordare ciò che è accaduto non serve soltanto a sapere da dove veniamo. Serve anche a chiederci, ogni giorno, quale comunità vogliamo essere.
