Roccella Jonica si risveglia in un pomeriggio che profuma di appartenenza, di orgoglio, di un calcio che non è solo sport ma radice, memoria, identità. La promozione appena conquistata dall’ASD Roccella non è un semplice salto di categoria: è la conferma che una comunità può rinascere quando decide di non arrendersi, quando sceglie di difendere ciò che le appartiene.
Un anno fa
Un anno fa gli amaranto erano sull’orlo del baratro, sospesi tra una salvezza strappata con le unghie e la paura concreta di sparire. La stagione scorsa aveva lasciato cicatrici profonde, dubbi, incertezze, la sensazione che il calcio roccellese potesse dissolversi da un momento all’altro. E invece no. Invece qualcuno ha deciso che quel patrimonio non doveva andare perduto. Che il calcio a Roccella non poteva essere archiviato come un ricordo.
L’Amministrazione Zito
Quel qualcuno ha un nome e un ruolo preciso: l’Amministrazione Zito, e in particolare l’Assessore alle Deleghe allo Sport Fausto Certomà, che in questi due anni è stato più di un amministratore. È stato un presidio, un argine, un punto fermo. Ha trattato, insistito, mediato, convinto, costruito. Ha fatto ciò che spesso non si vede, ciò che non finisce nei tabellini ma che determina il destino di una società sportiva. Ha difeso il titolo, ha garantito la continuità, ha permesso alla squadra di restare in vita quando tutto sembrava perduto.
Le sue parole non sono autocelebrazione, ma la fotografia di un impegno reale:
“L’Amministrazione ha sostenuto e salvaguardato il calcio a Roccella. Il sottoscritto, in prima persona, ha faticato tanto per consentire al Roccella di sopravvivere, perché il risultato di quest’anno è frutto del lavoro dell’anno scorso, quando abbiamo rischiato di vedere sparire il calcio a Roccella.”
È da lì che nasce questa promozione.
Dalla scelta di non mollare, di non lasciare andare, di credere che il calcio potesse ancora essere un collante sociale, un luogo di crescita, un simbolo di identità collettiva.
La società ha fatto la sua parte, il tecnico ha dato un’impronta chiara, la squadra ha risposto con maturità e fame. Ma senza quel lavoro istituzionale, senza quella protezione politica, senza quella volontà di salvaguardare un patrimonio, oggi non ci sarebbe nulla da festeggiare.
E poi c’è un altro passaggio decisivo: la Scuola Calcio, ripartita, ricostruita, rimessa al centro. Perché il calcio non è solo prima squadra, è futuro, è bambini che tornano al campo, è famiglie che ritrovano un luogo di comunità. Certomà lo sottolinea con forza:
“Abbiamo fatto ripartire la Scuola Calcio, creando un bel clima e le giuste condizioni per poter fare calcio nel migliore dei modi, a prescindere da questa importante promozione.”
E allora sì, oggi Roccella può festeggiare. Può farlo con orgoglio, con la consapevolezza che questa promozione non è un regalo del destino ma il frutto di un lavoro collettivo, di una resistenza civile e sportiva. Può farlo sapendo che il calcio, qui, non è un dettaglio: è un pezzo di storia, un linguaggio comune, un luogo dove la comunità si riconosce. La Promozione è un traguardo, certo. Ma soprattutto è un nuovo inizio. Un punto da cui ripartire, con la certezza che il calcio roccellese è vivo, forte, e finalmente di nuovo protagonista.
