Fonte immagine: tennis circus
Sinner parla di montepremi bassi, ma il suo sguardo nasce da una bolla che ha trasformato il tennis in un lusso lontano dalla realtà.
(di Marco Ciriello)
Jannik Sinner ha detto che i montepremi sono troppo bassi. Lo ha detto dopo aver vinto milioni, in un circuito dove anche chi perde al primo turno guadagna più di un insegnante in un anno. Non è una bestemmia, è una fotografia: il tennis è diventato un mercato, e chi ci vive dentro non vede più la differenza tra il campo e la cassa.
Il problema non è Sinner, è il sistema che lo ha cresciuto. Un mondo dove il talento è un investimento, non un dono. Dove ogni colpo vale un contratto, ogni sorriso un brand. E allora sì, i montepremi sembrano bassi, ma solo se guardi dal palco.
Il tennis fuori dalla bolla
Fuori, il tennis è un lusso. Biglietti da centinaia di euro, tornei che sembrano sfilate, ragazzini che sognano ma non possono permettersi nemmeno una racchetta decente. Dentro, invece, si discute di percentuali e bonus.
Sinner è bravo, pulito, educato. Ma quando parla di soldi, parla da dentro la bolla. E la bolla, come tutte le bolle, prima o poi scoppia.
Il tennis dei poveri non esiste più. Resta solo quello dei ricchi che si lamentano.

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