Superenalotto, vince 220 milioni e muore
la vedova costretta a mantenere la prima moglie
La vincita al Superenalotto cambia la vita di un camionista padovano: dopo la sua morte, l’ex moglie chiede un assegno all’eredità.
Una vincita milionaria al Superenalotto, un divorzio, un secondo matrimonio e una morte improvvisa hanno aperto una complessa questione ereditaria tra due donne. Protagonista della vicenda è un camionista padovano di 56 anni che nel 2019 avrebbe incassato circa 220 milioni di euro, diventati all’incirca 180 milioni dopo il prelievo fiscale. Dopo il suo decesso, avvenuto il 28 giugno 2026, la seconda moglie è diventata erede universale, ma ora potrebbe essere chiamata a versare un assegno periodico alla precedente coniuge dell’uomo.
La nuova moglie, una donna di 37 anni originaria di Chieti e residente a Padova, aveva sposato il vincitore il 24 luglio 2025. L’uomo non aveva figli e, in assenza di altri eredi, le avrebbe lasciato l’intero patrimonio. La successione, tuttavia, non avrebbe cancellato automaticamente la posizione economica della prima moglie, che durante il divorzio aveva ottenuto un assegno mensile di 6.300 euro.
Dopo la morte dell’ex marito, i pagamenti si sono interrotti. La donna, 53 anni, residente a Varese e impiegata come addetta alle pulizie, ha quindi avviato le procedure per chiedere un assegno a carico dell’eredità. La somma indicata sarebbe vicina ai 5mila euro al mese, ma l’eventuale riconoscimento e l’importo definitivo dovranno essere valutati sulla base delle condizioni previste dalla legge.
Superenalotto muore
a vita dell’uomo era cambiata durante una trasferta di lavoro a Lodi. Una giocata al Superenalotto gli aveva permesso di centrare un premio indicato in circa 220 milioni di euro, una cifra sufficiente a modificare completamente le sue abitudini e le sue prospettive.
Dopo avere riscosso la vincita, il camionista aveva lasciato il lavoro e avviato diversi investimenti. Aveva inoltre acquistato una nuova abitazione e cambiato automobile. La disponibilità economica raggiunta dopo il jackpot aveva inciso anche sulla regolazione dei rapporti con la prima moglie, dalla quale era già separato di fatto, ma non ancora legalmente divorziato.
La successiva sentenza di divorzio aveva stabilito un assegno mensile di 6.300 euro in favore della donna. La somma era stata determinata tenendo conto della situazione patrimoniale dell’ex marito e delle condizioni economiche della beneficiaria.
In un secondo momento l’uomo aveva conosciuto la nuova compagna, più giovane di lui di quasi vent’anni. I due si erano sposati nel luglio 2025 e avevano scelto di vivere a Padova. Meno di un anno dopo le nozze, il 28 giugno, il 56enne è morto improvvisamente.
La richiesta dell’ex moglie dopo la morte dell’uomo
Con il decesso del camionista è cessato il pagamento dell’assegno divorzile. La prima moglie si è quindi rivolta a un’associazione per ottenere assistenza e valutare la possibilità di chiedere un contributo economico a carico del patrimonio ereditario.
“Se ricorrono le condizioni previste dalla legge, ovvero se la persona versa in condizioni di bisogno, se già percepisce un assegno divorzile e se non ha contratto un nuovo matrimonio, si ha diritto a chiedere l’assegno successorio”, ha spiegato Francesco Marino, legale rappresentante dell’associazione alla quale si è rivolta la donna.
Il passaggio non comporta però la prosecuzione automatica dell’assegno da 6.300 euro già versato dall’ex marito. L’assegno successorio è una misura distinta e deve essere riconosciuto dal giudice dopo la verifica dei requisiti previsti.
Superenalotto, vince 220 milioni e muore
L’ex coniuge deve dimostrare di trovarsi in uno stato di bisogno, di avere già beneficiato di un assegno divorzile periodico e di non essersi risposata. Il tribunale deve inoltre valutare la consistenza dell’eredità, le condizioni economiche degli eredi, l’entità dell’assegno precedente e le eventuali ulteriori persone aventi diritto.
Nel caso della donna di Varese, la richiesta sarebbe stata quantificata in circa 5mila euro mensili. La seconda moglie non sarebbe quindi obbligata a mantenere personalmente l’ex coniuge del marito con il proprio reddito: l’eventuale assegno graverebbe sull’eredità ricevuta, nei limiti e secondo le modalità stabilite dal giudice.
Cosa prevede l’assegno a carico dell’eredità
La normativa sul divorzio consente all’ex coniuge che si trovi in condizioni di bisogno di domandare un assegno periodico dopo la morte della persona obbligata al mantenimento. L’ex moglie o l’ex marito non diventa per questo erede e non acquisisce automaticamente una quota del patrimonio.
La misura ha una funzione assistenziale e non rappresenta la continuazione integrale dell’assegno divorzile. Spetta al tribunale stabilire se il richiedente abbia realmente diritto al sostegno e quale cifra sia compatibile con il valore dei beni lasciati dal defunto.
Il diritto può inoltre venire meno qualora cessino le condizioni di bisogno o il beneficiario contragga un nuovo matrimonio. Le parti possono anche concordare una liquidazione in un’unica soluzione, evitando il pagamento periodico.
Superenalotto, vince 220 milioni e muore
La seconda moglie del camionista potrebbe dunque essere chiamata a sostenere l’assegno attraverso il patrimonio ereditato, ma soltanto dopo un provvedimento del giudice. La cifra di 5mila euro rappresenta, al momento, l’importo richiesto dalla prima moglie e non una somma già definitivamente riconosciuta.
