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La Svizzera conosce un caso di Hantavirus. L’uomo contagiato è un passeggero che aveva viaggiato sulla Mv Hondius. La nave da crociera è ormai famosa alle cronache. Sulla stessa è scoppiato il focolaio del virus Andes, raro ceppo di hantavirus associato anche a possibili contagi interumani. L’uomo è ricoverato e in isolamento dopo il rientro in Svizzera
Svizzera, nuovo caso di Hantavirus
Cresce l’attenzione internazionale attorno al focolaio di hantavirus scoppiato sulla nave da spedizione Mv Hondius. Il Corriere del Ticino scrive di un nuovo caso in Svizzera. E’ un uomo adulto rientrato dal viaggio e ora ricoverato in isolamento dopo la positività al virus Andes. Si tratta del raro ceppo di hantavirus per cui è stato documentato, anche se in casi limitati, anche il contagio tra esseri umani. Secondo il Corriere del Ticino, l’uomo era sbarcato sull’isola di Sant’Elena il 22 aprile ed è rientrato in Svizzera tra il 27 e il 28 aprile passando da Sudafrica e Qatar. I sintomi sarebbero comparsi il primo maggio, subito dopo il ritorno. Il passeggero avrebbe immediatamente avvisato le autorità sanitarie locali e iniziato l’autoisolamento. La conferma della positività al test PCR per il virus Andes è arrivata il 5 maggio.
Il caso è collegato alla Mv Hondius
Il caso è da collegare alla Mv Hondius, nave arrivata nelle scorse ore a Tenerife, alle Canarie. Qui sono iniziate le operazioni di sbarco e rimpatrio dei circa 120 passeggeri presenti a bordo. Al momento i contagi confermati sono 6, ma il numero potrebbe aumentare dopo la comparsa di sintomi sospetti anche su altri passeggeri evacuati durante i voli di rientro.
Il virus Andes
Il virus Andes è considerato particolarmente monitorato perché. E’ l’unico ceppo per cui la comunità scientifica abbia documentato possibili trasmissioni interumane, seppur rare. Il bilancio attuale parla di tre vittime: due coniugi dei Paesi Bassi e un’anziana donna tedesca. C’é ovviamente preoccupazione. Tuttavia le autorità sanitarie internazionali e l’Organizzazione mondiale della sanità invitano a evitare allarmismi. L’Oms raccomanda sei settimane di monitoraggio e quarantena per i possibili contatti stretti. Gli esperti ribadiscono che al momento non esistono elementi che facciano pensare a un rischio pandemico.
