Tumori, l’allarme dei pazienti: il Piano Oncologico Nazionale resta al palo senza cabina di regia
In Italia sono circa quattro milioni le persone che convivono con una diagnosi di tumore. Un esercito di cittadini che, superata la fase acuta della malattia, deve affrontare un percorso tortuoso fatto di nuovi bisogni clinici, riabilitativi, ma anche sociali e lavorativi. Tuttavia, quello che dovrebbe essere il loro principale strumento di tutela, il Piano Oncologico Nazionale (PON), rischia di trasformarsi in un guscio vuoto.
A un anno esatto dalla scadenza del cronoprogramma, il Piano è infatti ancora orfano della sua cabina di regia, l’organo operativo fondamentale per trasformare le linee guida in servizi concreti sul territorio.
Diritti sulla carta e realtà dei fatti
Il paradosso è evidente: le leggi e i piani ci sono, ma mancano i decreti attuativi e il coordinamento necessario per renderli efficaci. Dopo la diagnosi, il paziente oncologico non ha bisogno solo di farmaci all’avanguardia, ma di un supporto che investa la sua intera esistenza:
- Integrazione lavorativa: tutele per non perdere il posto durante le cure.
- Supporto psicologico: fondamentale per il paziente e per la famiglia.
- Accesso uniforme alle cure: eliminare le disparità tra le diverse Regioni italiane.
Senza una cabina di regia che monitori e indirizzi l’applicazione del PON, il rischio concreto è che i diritti faticosamente conquistati dalle associazioni dei pazienti negli ultimi anni restino confinati in un documento burocratico, mentre la vita reale dei malati viene complicata da ritardi procedurali e liste d’attesa.
L’urgenza di un coordinamento nazionale
Il Piano Oncologico Nazionale era stato accolto come una svolta per l’equità delle cure. Tuttavia, la mancanza di un organo centrale di coordinamento sta generando un’applicazione a “macchia di leopardo”. Alcune Regioni procedono spedite, altre sono completamente ferme, aggravando il fenomeno della migrazione sanitaria.
“Non è accettabile che la qualità delle cure e la tutela dei diritti dipendano dal codice postale di residenza. La cabina di regia non è un orpello burocratico, ma il motore che deve far camminare il Piano.”
Un anno al traguardo: il tempo stringe
Mancano solo dodici mesi al termine previsto per l’attuazione delle principali misure del Piano. Il ritardo accumulato finora è preoccupante, specialmente per quanto riguarda la digitalizzazione dei dati oncologici e il potenziamento della medicina del territorio.
Se le istituzioni non accelereranno l’istituzione della cabina di regia, milioni di italiani si ritroveranno con un Piano scaduto e mai realmente implementato, vanificando sforzi economici e scientifici di enorme portata. Per i quattro milioni di italiani che lottano contro il cancro, il tempo non è una variabile indipendente: è la sostanza stessa della speranza.
