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È SOLO TRASFORMISMO
Sono andato a vedere un poco i risultati elettorali, la classica analisi del voto per chi ha dimestichezza con questi fenomeni. Ebbene? Sottopotere ampiamente riconfermato.
Giovanni Malagò come dell’alba di una nuova stagione per il calcio italiano? Il racconto ufficiale è quello della discontinuità, del cambiamento, dell’apertura di una fase diversa rispetto al passato. Ma quando si passa dagli slogan ai numeri, il quadro appare molto meno rivoluzionario.
Malagò è stato eletto con il 68,58% dei voti. Una percentuale significativa, certamente. Ma il dato politico più interessante non è quello del presidente. È ciò che è accaduto sotto il presidente.
L’Assemblea ha infatti riconfermato sostanzialmente in blocco il Consiglio Federale uscente. Gli equilibri interni, i centri di influenza, la distribuzione dei pesi tra le varie componenti del sistema non hanno subito scossoni degni di nota. Le poltrone sono rimaste dov’erano. Gli uomini che contano continuano a contare. Le filiere di consenso che hanno governato negli ultimi anni restano saldamente al loro posto.
E allora viene spontanea una domanda: dove risiede tutta questa apertura di credito?
Perché una vera svolta politica non si misura soltanto dal nome scritto sulla porta del presidente. Si misura dalla capacità di modificare assetti consolidati, di cambiare rapporti di forza, di rinnovare classi dirigenti e metodi decisionali. Nulla di tutto questo emerge dall’esito dell’urna.
Sembra piuttosto di assistere a uno dei grandi classici delle organizzazioni italiane: cambiare il vertice per conservare il resto. Un’operazione di restyling istituzionale più che una rifondazione. Una nuova insegna sopra un edificio rimasto sostanzialmente identico.
La vera notizia, quindi, non è che è stato eletto un nuovo presidente. La vera notizia è che il sistema che governava ieri continuerà verosimilmente a governare anche domani. Con gli stessi equilibri, le stesse alleanze, gli stessi gruppi di influenza e la stessa architettura di potere.
Chi parla di “nuova era” dovrebbe spiegare dove siano le prove di questa novità. Perché dai risultati elettorali emerge soprattutto una certezza: il cambiamento annunciato assomiglia molto alla continuità organizzata.
E forse è proprio questo il capolavoro della politica federale italiana: riuscire a presentare come cambiamento ciò che, osservato da vicino, appare semplicemente come la più classica delle restaurazioni.
A cura del prof, Raffaele Di Pasquale
