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Come il ruolo dell’allenatore evolve dalla guida al critico accompagnando la crescita del giocatore.
(A cura del Prof. Raffaele De Pasquale)
Nel percorso di sviluppo della competenza, l’allenatore attraversa una trasformazione continua. Il suo ruolo cambia in relazione al livello di autonomia del giocatore, passando da una presenza orientativa a un accompagnamento sempre più critico e riflessivo. La competenza non viene trasmessa: emerge dall’incontro dinamico tra giocatore e ambiente. Per questo l’allenatore diventa, nel tempo, guida, facilitatore, tutor, mentore e infine interlocutore critico.
Dalla guida alla consapevolezza
Nella fase dell’esordiente, l’allenatore è una guida. Il giocatore sta costruendo le prime relazioni con il contesto e ha bisogno di riferimenti chiari. L’allenatore interviene con indicazioni brevi e mirate, orienta l’attenzione sugli elementi rilevanti e modifica il contesto affinché le informazioni utili siano più accessibili. Dopo il gioco, accompagna una prima riflessione che aiuta il giocatore a dare significato alle proprie scelte.
Quando il giocatore diventa praticante, l’allenatore assume il ruolo di facilitatore. L’obiettivo non è più orientare, ma permettere l’esplorazione. Nel gioco interviene poco, lasciando spazio alla sperimentazione. Osserva ciò che emerge dall’interazione con l’ambiente e modifica i vincoli per stimolare nuove soluzioni. Dopo il gioco, favorisce il confronto tra i giocatori e la comprensione delle relazioni tra decisioni e risultati.
Verso l’autonomia decisionale
Nel livello standard, il giocatore possiede una buona autonomia. L’allenatore diventa tutor: osserva, interviene solo quando necessario e progetta contesti più complessi per consolidare la competenza. La riflessione dopo il gioco si concentra sull’autovalutazione e sulla capacità di collegare percezione, decisione e azione.
Quando il giocatore raggiunge un livello rilevante, l’allenatore assume il ruolo di mentore. L’autonomia è ormai solida e il giocatore elabora strategie personali. L’allenatore interviene solo per ampliare la lettura della situazione, propone contesti più rappresentativi e stimola una riflessione profonda sulle scelte compiute, favorendo l’ampliamento del repertorio decisionale.
Il confronto critico come strumento di eccellenza
Nel livello eccellente, il giocatore è esperto e autoregolato. L’allenatore diventa interlocutore critico. Osserva senza interferire, analizza insieme al giocatore le dinamiche emerse e mette in discussione strategie e convinzioni. La riflessione non cerca la soluzione corretta, ma la continua evoluzione della competenza attraverso dialogo e analisi dell’esperienza.
Il ruolo dell’allenatore evolve da orientatore a promotore di autonomia. Da chi costruisce vincoli favorevoli all’emergere di comportamenti funzionali a chi sostiene la riflessività, la capacità di adattamento e la riorganizzazione continua dell’azione. La competenza nasce dall’interazione tra giocatore e contesto, e l’allenatore diventa il custode di questa relazione, accompagnando la crescita senza mai sostituirsi alla decisione.
Chi allena, in fondo, vive una doppia crescita: quella del giocatore e la propria. Osservare qualcuno diventare autonomo, vedere le sue decisioni farsi più consapevoli, riconoscere il momento in cui non serve più intervenire ma solo ascoltare, è una delle esperienze più potenti che questo ruolo offre. L’allenatore impara a fare un passo indietro proprio quando avrebbe più cose da dire, e scopre che la vera competenza non è nel fornire risposte, ma nel creare le condizioni perché il giocatore trovi le proprie.
A cura del Prof. Raffaele Di Pasquale
