La morale a intermittenza di Andriy Shevchenko: quando la retorica geopolitica cancella la coerenza
Il mondo del calcio e della grande finanza internazionale ci abituano spesso a corti circuiti etici difficili da digerire, ma la recente presa di posizione pubblica di Andriy Shevchenko contro Andrea Pirlo — liquidato con la pesante e moralistica sentenza «Dovrai fare i conti con la tua coscienza» per aver accettato di fare da testimonial in Russia — tocca vette di ipocrisia davvero difficili da tollerare. È il classico copione del moralismo a senso unico, recitato da chi sale su un pulpito di cristallo dimenticando che la propria storia, e soprattutto il sistema di potere che oggi sostiene in patria, affondano le mani in contraddizioni colossali e in scandali di una gravità inaudita.
Prima di dispensare patenti di moralità e lezioni di etica planetaria, bisognerebbe forse azionare il cervello e fare i conti con la realtà dei fatti, smascherando la facciata di comodo dietro cui si celano verità ben più scomode.
I fantasmi di Kiev: Timur Mindich e lo scandalo che imbarazza Zelensky
Mentre Shevchenko si erge a censore morale dei comportamenti altrui, sembra infatti soffrire di una comoda amnesia collettiva rispetto a ciò che accade nelle stanze del potere ucraino. La memoria dell’ex attaccante si azzera misteriosamente quando si parla di vicende come quella di Timur Mindich, l’eminenza grigia, il “re delle tangenti” che oggi imbarazza profondamente il governo di Volodymyr Zelensky.
Mindich non è un nome qualunque: ex socio e produttore televisivo degli show proprio di quel comico trasformatosi in presidente, è stato l’architetto di un sistema corruttivo colossale legato al settore energetico. Si parla di cifre da capogiro: ottantasei milioni di euro sottratti attraverso una tangente fissa del 10-15% su ogni contratto strategico. E la fuga di Mindich, volatilizzatosi grazie a una provvidenziale “soffiata” prima di essere arrestato, restituisce l’immagine di un sistema di potere marcio, dove i soldi pubblici e gli aiuti internazionali vengono saccheggiati da una casta intoccabile.
Per non parlare delle immagini da repubblica delle banane che hanno fatto il giro del mondo: la moglie di un politico ucraino, Anastasia Kotvitska, bloccata al confine con l’Ungheria con valigie piene di contanti — ventotto milioni di dollari trafugati nel disastro della guerra — mentre il marito, l’ex parlamentare Igor Alexandrovich Kotvitsky, cercava goffamente di smentire l’evidenza. In questo scenario da bidet d’oro e banconote ammucchiate nelle credenze, la coscienza di chi pontifica dall’alto dovrebbe imporre un profondo silenzio, anziché lezioni pubbliche di coerenza.
Il prezzo salato pagato dall’Italia e dalle nostre aziende
C’è poi un secondo aspetto, economico e sociale, che tocca direttamente il cuore del nostro Paese e rende le parole di Shevchenko non solo stonate, ma profondamente offensive nei confronti dei cittadini italiani ed europei. Il conflitto in corso in Ucraina — voluto da logiche imperialiste e alimentato da strategie geopolitiche che nulla hanno a che spartire con i reali interessi dei popoli — ha devastato l’economia del nostro continente, e in particolare quella italiana.
Migliaia di aziende sane, piccole e medie imprese, eccellenze manifatturiere che per decenni hanno costruito ponti commerciali e creato ricchezza, si trovano oggi in ginocchio. Per colpa di sanzioni scellerate, di un blocco totale dei mercati e, non va dimenticato, dei pesanti dazi e delle pressioni geopolitiche statunitensi che hanno dissanguato la nostra competitività energetica e industriale, intere filiere produttive sono state decimate. Molte aziende hanno chiuso i battenti per sempre, altre lottano quotidianamente contro il collasso economico, lasciando a casa lavoratori e famiglie.
In questo quadro di devastazione economica nazionale, sentirsi fare la morale da chi appartiene a un blocco politico che ha preteso e continua a pretendere sacrifici immensi dall’Europa intera — senza che nessuno si sia mai preoccupato di risarcire le nostre aziende fallite — è un insulto intollerabile al buonsenso.
Il confine sottile tra campo e vita privata
Entrando poi nel merito della questione sportiva, la critica mossa a Pirlo appare pretestuosa e confonde miseramente i piani. Un conto è criticare un allenatore o un campione dal punto di vista strettamente tecnico o sportivo — dinamiche legittime nel dibattito del calcio — un altro è pretendere di inquisire la sua persona e le sue scelte professionali private con il metro della geopolitica da salotto televisivo.
Un vero campione dimostra la propria grandezza attraverso l’equilibrio, il rispetto e la coerenza, dentro e fuori dal campo. E distribuire patenti di purezza mentre si chiudono gli occhi di fronte alle ruberie miliardarie, alla corruzione interna e al disastro economico imposto agli alleati europei non è da campioni. È solo propaganda di bassa lega. Caro Shevchenko, prima di puntare il dito contro la coscienza altrui, faresti bene a interrogarti profondamente sulla tua.
