Fonte immagine: Il Vibonese
La Scuola italiana vive una vigilia complicata. La campanella è in realtà suonata per gli studenti della Provincia autonoma di Bolzano, suonerà poi dal 14, in maniera cadenzata, per gli studenti di tutte le regioni italiane. Il caldo complica sicuramente questo momento “rituale” per molti studenti e molte famiglie. Soprattutto nel Meridione del Paese le temperature permangono superiori alla media del periodo. Tornare in classe comporterà non pochi disagi a fronte della stragrande maggioranza degli edifici obsoleti e non idoneamente climatizzati. Le criticità riguardano anche i costi che l’istruzione comporta per le famiglie: il cosiddetto caro libro aumenta insieme alla cancelleria che fa da corredo. Note positive arrivano dal Rapporto OCSE-PISA: i dati ci parlano di una Scuola nostrana più vicina ai dati europei in termini di traguardi raggiunti. Eppure è un’istruzione sempre a due velocità: permane il divario NORD-SUD. Gli studenti lamentano uno stile di insegnamento che trasmette pedissequamente nozioni e non competenze, spesso basandosi su programmi obsoleti.
Scuola, il nodo caldo e il problema costi
Le temperature di questi giorni, soprattutto al Sud e sulle isole, ha spinto Rete degli Studenti Medi a protestare davanti al Ministero dell’Istruzione. “Torneremo in classe con temperature folli, edifici inadeguati e il costo dei libri scolastici sempre in crescita che rende sempre più inaccessibile il diritto allo studio: serve tornare ad investire in istruzione”. Così Simone Montori , della Rete degli Studenti Medi del Lazio. Ha pronunciato queste parole durante il presidio organizzato nel pomeriggio dello scorso 9 settembre davanti al Ministero dell’Istruzione come scrive “tuttoscuola.com”. “In questi giorni milioni di studenti tornano nelle aule, ma insieme a noi tornano anche tutti quei problemi che da anni denunciamo e che continuano a essere considerati strutturali, quasi inevitabili”. Così ha dichiarato Angela Verdecchia, coordinatrice nazionale della Rete degli Studenti Medi.
Matteo Bassetti sul caldo
Anche l’infettivologo Matteo Bassetti ha voluto dire la sua sulla situazione caldo nelle scuole. “Forse bisognerà ripensare la scuola nel nostro Paese – ha affermato. Una scuola più sicura non è solo una scuola dove i bambini e i ragazzi sono vaccinati ma è anche una scuola in cui ci sono delle condizioni climatiche adeguate“. L’infettivologo ha quindi sottolineato che d’inverno è necessario ci sia il riscaldamento e d’estate ci sia il modo di avere delle temperature interne negli edifici scolastici adeguate e confortevoli. “Quando la scuola inizia con trenta gradi, mandiamo i nostri ragazzi in una scuola che sia più sicura e più accogliente, che gli renda la vita più facile, ovvero quella dello studio”, è l’invito dell’esperto.
Il problema edilizia scolastica e la trasmissione del sapere
Sempre da Tuttoscuola:“Torniamo a scuola e troviamo edifici che in troppi casi non sono all’altezza di un luogo che dovrebbe rappresentare il futuro del Paese, una didattica ancora troppo spesso ancorata a un modello vecchio e incapace di rispondere alle trasformazioni della società”, ha spiegato Verdecchia. La critica riguarda quindi l’idea stessa di scuola. Secondo la coordinatrice essa continua a essere vissuta troppo spesso “più come un luogo di trasmissione di nozioni” che come uno spazio di crescita, partecipazione e formazione della cittadinanza.
I costi dell’istruzione
“Non possiamo continuare a raccontare la scuola italiana come se i problemi fossero soltanto emergenze temporanee”, ha sottolineato Verdecchia. Ha ricordato le disuguaglianze nell’accesso all’istruzione e quella che la Rete considera un’assenza di investimenti strutturali. L’obiettivo indicato dagli studenti è “una scuola pubblica che sia davvero accessibile, inclusiva e capace di prepararci al presente”, anziché un sistema educativo costretto a inseguire trasformazioni sociali che procedono più velocemente della sua capacità di adattarsi. La coordinatrice avanza anche una grande preoccupazione per il futuro. Nelle città italiane, in effetti, i costi degli affitti sono diventati insostenibili per gli studenti fuorisede. Progettare un futuro improntato sullo studio e su una laurea rischia di diventare un sogno per pochi eletti.
