Il genio che sapeva far ridere i pensatori
Correva il 12 settembre del 1926 quando a Napoli nasceva Riccardo Pazzaglia: scrittore, giornalista, paroliere, attore, regista, ma soprattutto flaneur dello spirito, aristocrazia del lazzo e profondità travestita da nonchalance.
Nel giorno in cui festeggiamo il centenario della sua nascita, l’Italia sembra essersi dimenticata di quanto sia difficile essere leggeri senza essere superficiali. E Pazzaglia, di questa disciplina, era il cattedratico occulto.
L’arte di non prendersi sul serio (ma dicendo cose serie)
Napoli, si sa, è una fabbrica inesausta di geni e di malinconie. Pazzaglia ha preso questa materia prima: il golfo, il Vesuvio, il caffè sospeso e il disincanto esistenziale e l’ha passata al setaccio di una cultura enciclopedica.
Non era il napoletano macchiettistico da cinepanettone o da cartolina strappalacrime; era un intellettuale caustico, armato di un’ironia tagliente come un bisturi e morbida come un vicolo del centro antico.
La sua rubrica Specchio ustorio sul quotidiano Il Mattino è stata per anni una palestra di sopravvivenza civile: rispondeva ai lettori smontando le ipocrisie del paese con la grazia di chi ha visto tutto e ha deciso che ridere è l’unico modo per non piangere (o viceversa).
Da Modugno ad Arbore: quando il talento incontra la spensieratezza
Il genio di Pazzaglia non viveva nell’isolamento della torre d’avorio, ma si nutriva di sodalizi umani folgoranti. Come quello con Domenico Modugno, con cui ha condiviso palcoscenici e visioni, firmando capolavori e la sceneggiatura della celeberrima commedia musicale Cirano. Pazzaglia sapeva mettere in riga le parole con la stessa naturalezza con cui si beve un bicchiere d’acqua all’ombra di un portone.
E poi c’è il legame fraterno con Renzo Arbore, un asse della creatività italica che ha cambiato la storia della radio e della televisione. Pazzaglia era l’ospite fisso, l’oracolo sornione, l’uomo che in tre minuti di monologo (memorabili i suoi spazi televisivi) riusciva a distillare pillole di saggezza caustica e surreale, ricordandoci che la televisione poteva essere anche un salotto colto e dissacrante. Arbore stesso ha ricordato come Pazzaglia fosse un inventore di idee puro, incapace di “vendere la sua mercanzia” con le tecniche dei mediocri, perché troppo aristocraticamente libero per sgomitare.
«Riccardo Pazzaglia sapeva essere colto con ironia» Renzo Arbore
Un viaggio fulmineo tra i capolavori di una penna libera e inclassificabile, raccontati attraverso i pezzi da novanta della sua sterminata produzione:
Musica (I Capolavori della Canzone d’Autore)
- Lazzarella (1957): Il manifesto generazionale scritto con Domenico Modugno e cantato da Aurelio Fierro che ha fatto innamorare l’Italia intera e dato vita all’omonimo cult cinematografico.
- Meraviglioso (1968): Un inno esistenziale di disarmante modernità, co-firmato con il Domenico Modugno nazionale, che trasforma il dolore in un sussurro di stupore universale.
- Io, mammeta e tu (1956): Un capolavoro di swing e ironia domestica di Domenico Modugno, dove il bozzetto napoletano diventa irresistibile cronaca di costume.
- Tu senza di me (1959): Una gemma pop interpretata da una magnifica Mina, che unisce graffio e melodia con eleganza sfacciata.
- ‘O cafè (1958): Un delizioso e ironico inno alla bevanda simbolo di Napoli. .
- Come stai (1971): Un dialogo in musica tagliente e sofisticato, portato al successo da Domenico Modugno e Carmen Villani.
Cinema (I Film Cult tra Regia, Sceneggiatura e Set)
- Così parlò Bellavista (1984): Sceneggiato e interpretato con l’amico Luciano De Crescenzo, è il trattato filosofico-popolare definitivo sull’umanità partenopea e il “pacco” napoletano.
- L’onorata società (1961): Una prova registica feroce e grottesca che anticipa i tempi nel mettere alla berlina i meccanismi del potere e della malavita.
- Il mistero di Bellavista (1985): Un sequel d’autore che sposta il focus sul condominio come microcosmo del caos universale, firmato sia in sceneggiatura che davanti alla macchina da presa.
- FF.SS. – Cioè: “…che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene? (1983): La pellicola di Renzo Arbore che vede Pazzaglia tra i protagonisti di una satira feroce e nostalgica dello showbiz.
- Garibaldi ha dormito qui (adattamento/sceneggiatura) / Farfallon (1974): La regia di una farsa carceraria geniale con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, specchio di un’Italia buffonesca e malinconica.
Teatro (I palcoscenici dell’intelligenza)
- Cyrano (1978): Un adattamento magistrale dal testo di Rostand, arricchito da versi cantabili e musiche d’autore cucite da Domenico Modugno.
- Ogni giorno ne facciamo almeno tre (1970): Scritto con Carlo Molfese, un vortice di satira e costume che demolisce i tic della società contemporanea.
- Partenopeo in esilio (1986): La trasposizione teatrale del suo romanzo-manifesto, diretto e vissuto come un’elegia lucida e dolcissima su Napoli.
- Il brodo primordiale (1989): Dal best seller letterario al palcoscenico, un’indagine esilarante e disincantata sulle origini (e i vizi) dell’uomo.
- La moglie fatta in casa (1964): Una commedia in versi sfrontata e colta, ispirata nientemeno che a Molière riletto con la linfa del genio napoletano.
Partecipazioni a Trasmissioni Televisive
- Quelli della notte (Rai 2, 1985): Nel salotto surreale e geniale di Renzo Arbore, Pazzaglia diventa un pilastro insostituibile. Seduto a quel tavoliere di nottambuli, dispensava perle di filosofia spicciola e ironia feroce, incarnando l’anima più colta e scompaginata del programma che ha cambiato per sempre la storia della TV italiana.
- Cocco (Rai 2, 1988): Non solo una presenza scenica di lusso, ma una vera e propria firma autoriale. Accanto a Gabriella Carlucci, Pazzaglia veste i panni del conduttore e co-autore di un varietà ironico e patinato, dove la televisione giocava a smontare se stessa con eleganza retrò.
- Maurizio Costanzo Show (Mediaset): Una presenza fissa e longeva nel salotto del celebre talk show. I suoi interventi erano attesi come piccoli manifesti di intelligenza e sarcasmo: poche battute taglienti bastavano per ribaltare la prospettiva su qualsiasi tema di costume o culturale.
- I suoi “Tre minuti per me”: Una rubrica d’autore ritagliata all’interno di contenitori televisivi, in cui Pazzaglia, in solitaria davanti alla telecamera, aveva a disposizione pochissimi minuti per esercitare la sua “divulgazione emozionale”, sferzando i tic e le ipocrisie degli italiani con la rapidità di un aforisma fulminante.
- I contributi speciali e le rievocazioni d’autore (Rai): Dalle partecipazioni agli speciali dedicati alla canzone napoletana fino ai programmi culturali sulla storia e le tradizioni di Napoli, dove la sua voce e il suo volto sono stati custodi di una memoria lucida, mai nostalgica e fieramente antinostalgica.
Radio (Le Frequenze della Sovversione Ironica)
- Canzoniamoci: Uno spaccato radiofonico d’autore in cui la musica leggera diventava il pretesto per una radiografia irriverente del costume nazionale.
- L’altra radio: L’etere vissuto come territorio di confine e libertà espressiva, lontano dai format ingessati del regime catodico-radiofonico.
- Anni folli: Un tuffo nostalgico ma mai stucchevole nei decenni che hanno cambiato la percezione del mondo e del divertimento.
- Il baraccone estate: Spettacolo itinerante a microfoni aperti che mescolava la tradizione della cultura popolare con la satira intelligente.
- A tutte le radioline in ascolto o La radiolaccia: L’ironia tagliente fatta programma, un appuntamento in cui la voce di Pazzaglia diventava lo specchio caustico e affettuoso degli ascoltatori.
Libri (I Saggi e i Romanzi Controcorrente):
- L’invenzione della pasta. Certificato di nascita dei maccheroni (2006): Un saggio irresistibile che smonta i falsi miti gastronomici trasformando la storia dei carboidrati in un romanzo epico e comico.
- Garibaldi ha dormito qui. Storia tragicomica dell’unità d’Italia (1995): La storia patria svuotata di retorica e riscritta con il passo del grande affabulatore napoletano.
- Partenopeo in esilio (1985): Il romanzo cult dell’identità negata, un atto d’amore e di accusa lucida verso le contraddizioni viscerali di Napoli.
- Il regno dei due cognati. Storia tragicomica di Napoli francese (1993): Un’immersione spassosa e documentatissima nella Napoli di Murat e Bonaparte, dove la Storia sembra un’operetta buffa.
Perché oggi abbiamo tragicamente bisogno di Riccardo Pazzaglia
Celebrare il centenario di Riccardo Pazzaglia è un’esigenza, un allarme culturale. Nel tempo della polarizzazione, dei social media in cui tutti recitano la parte del saggio e nessuno sa più sorridere dei propri difetti, la lezione di Pazzaglia ci salverebbe la vita.
Lui sapeva che la cultura non deve avere la puzza sotto il naso e che la comicità è una cosa seria, riservata agli intelligenti. Dietro gli sguardi ironici e la battuta sempre pronta c’era la malinconia lucida di chi amava troppo la vita per prenderla sul serio.
Il DivulgAutore Emozionale: C’è una forma di tenerezza smisurata nel modo in cui ricordiamo i grandi napoletani come Pazzaglia. Non ci mancano solo le sue battute o la sua penna sopraffina: ci manca la sua postura morale. Pazzaglia ci ha insegnato che l’intelligenza senza autoironia è solo stupidaggine vestita bene. Rileggere oggi i suoi libri o riascoltare i suoi interventi con Arbore fa lo stesso effetto di una carezza data con un guanto di velluto e piombo: ti sveglia, ti spiazza, ti commuove.
© Jennypranz (Gennaro Pranzile). Tutti i diritti riservati.

Un quadro asciutto e reale di uno dei più grandi cultori dell’ironia e delle tradizioni partenopee. Un ritratto fedele , una dimostrazione di stima dovuta e sincera.
Grazie mille per l’apprezzamento
Io non lo conoscevo Riccardo Pazzaglia e non sapevo che aveva collaborato con artisti come Modugno e Arbore, grazie a te ho potuto conoscere questo Artista..
Un ottimo biografia su questo Artista complimenti a JennyPranz e a tutto la Staff.😍😍😍
Grazie mille. Sono felice che le piaccia.