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La sorella maggiore del giudice Giovanni Falcone si è spenta a 95 anni: una vita riservata, dedicata alla memoria del magistrato e all’impegno antimafia.
È morta a 95 anni Anna Falcone, sorella maggiore del giudice Giovanni Falcone, ucciso nella strage di Capaci il 23 maggio 1992. A riportare la notizia è la Repubblica. Prima dei tre fratelli, Anna ha rappresentato per decenni una presenza silenziosa ma costante nella tutela della memoria del magistrato, contribuendo insieme alla sorella Maria alla creazione e alla vita della Fondazione a lui dedicata.
Una vita riservata, un impegno saldo
Di carattere schivo, Anna Falcone aveva scelto di manifestare il proprio impegno antimafia con discrezione. Non amava le luci della ribalta e limitava al minimo le apparizioni pubbliche, preferendo sostenere il lavoro della Fondazione attraverso una presenza attenta, rigorosa e lontana dal clamore. La sua voce, quando decideva di intervenire, era sempre misurata ma autorevole, capace di richiamare con sobrietà il valore della memoria e della responsabilità civile.
Il gesto di riconciliazione con Fabrizio Miccoli
Tra i suoi ultimi atti pubblici, uno dei più significativi è stato l’incontro con l’ex calciatore Fabrizio Miccoli, che aveva chiesto di porgere personalmente le proprie scuse per aver insultato la memoria di Giovanni Falcone in una conversazione intercettata dagli inquirenti. Anna e Maria avevano accettato quell’incontro con dignità e senso istituzionale, trasformandolo in un momento di educazione civica e di riconoscimento del valore del perdono come atto consapevole.
Un’eredità silenziosa ma essenziale
La morte di Anna Falcone priva la Fondazione e l’intera comunità antimafia di una figura discreta ma fondamentale. La sua vita, vissuta lontano dai riflettori ma sempre vicina ai valori della giustizia, della memoria e della responsabilità collettiva, lascia un’eredità preziosa: quella della sobrietà che diventa testimonianza, della riservatezza che non rinuncia al dovere, dell’amore familiare che si fa impegno civile.
