La manifestazione ad Amendolara riporta al centro la tragedia dei quattro braccianti uccisi e la richiesta di risposte istituzionali.
Ad Amendolara, nel punto esatto in cui pochi giorni fa quattro braccianti sono stati uccisi in circostanze atroci, oggi si è svolta una manifestazione che ha riunito cittadini, associazioni, rappresentanti istituzionali e realtà del territorio. Un momento di raccoglimento, ma soprattutto di denuncia, nato dalla necessità di non lasciare che quella violenza cada nel silenzio.
Il luogo della tragedia è diventato spazio pubblico di memoria e responsabilità. Qui, davanti ai volti e ai nomi delle vittime, la Calabria ha chiesto giustizia e ha ribadito che lo sfruttamento non può essere considerato una fatalità né un prezzo da pagare per l’economia agricola.
Tra gli interventi più significativi, quello della Consigliera Regionale del Movimento 5 Stelle, l’ on. Elisa Scutellà, che ha scelto di parlare con parole nette, restituendo alla politica il dovere di farsi carico delle ferite del territorio.
Le dichiarazioni dell’onorevole Scutellà
“Oggi siamo qui innanzitutto per ricordare quattro vittime innocenti che sono state uccise in maniera atroce” ha affermato, richiamando subito la dimensione umana della vicenda. “Non bisogna limitarsi e fermarsi al cordoglio, ma bisogna fare qualcosa di più”.
Scutellà ha poi richiamato l’intervento di monsignor Savino, che nei giorni scorsi aveva definito il caporalato una forma di schiavitù contemporanea: “Monsignor Savino ha definito il caporalato una nuova forma di schiavitù, una schiavitù moderna. Condivido queste parole”.
Infine, l’impegno politico immediato: “E lunedì, giorno 8, saremo in Consiglio regionale dove si parlerà proprio di questo. Bene, ci faremo sentire e pretenderemo delle risposte”.
Una comunità che non vuole più voltarsi dall’altra parte
La manifestazione di oggi ha mostrato una Calabria che rifiuta di essere identificata con lo sfruttamento e che non accetta che la vita di chi lavora nei campi venga sacrificata nell’indifferenza generale. La presenza delle istituzioni, delle associazioni e dei cittadini ha restituito un’immagine di comunità che sceglie di reagire, di denunciare e di chiedere un cambiamento reale.
Il caporalato non è un fenomeno marginale: è una struttura che si insinua nelle pieghe dell’economia, che sfrutta vulnerabilità e povertà, che trasforma il lavoro in sopravvivenza. E ogni volta che una tragedia come quella di Amendolara si ripete, la domanda è sempre la stessa: quanto ancora si può tollerare?
Raccontare ciò che è accaduto oggi significa riconoscere che la Calabria non è solo teatro di ingiustizie, ma anche luogo di resistenza civile. Le parole dell’onorevole Scutellà hanno dato voce a un sentimento diffuso: la necessità di rompere un sistema che umilia i lavoratori e svilisce l’intero territorio.
Il caporalato non è un destino, e non è un fenomeno inevitabile. È una distorsione che può essere combattuta solo con la forza congiunta delle istituzioni, della società civile e delle imprese oneste. La manifestazione di oggi ha ricordato che la memoria non basta: serve un impegno costante, serve la volontà di cambiare davvero.
In quel luogo segnato dal dolore, la Calabria ha chiesto giustizia. Ora la politica è chiamata a rispondere con atti concreti, non con parole di circostanza.

1 thought on “Caporalato, la Calabria si ferma nel luogo della strage”