Franco Baresi
La commemorazione di Franco Baresi in Senato, pronunciata da Ignazio La Russa, non si è distinta per ciò che ha detto: si è distinta per ciò che ha rimosso. L’assenza del nome “Milan” non è apparsa come un errore né come un inciampo. È sembrata una scelta. Una scelta fredda, consapevole, che ha sottratto dal tributo l’elemento centrale della storia del Capitano. Quando si cancella un nome, si cancella un’identità. E qui l’identità è stata eliminata con una precisione che non può essere casuale.
Omissione
Il discorso ha assunto la forma di un racconto sterilizzato, filtrato, ridotto all’essenziale, ma non all’essenziale della verità, bensì all’essenziale della convenienza. Un tributo che ha evitato il fulcro della biografia di Baresi, trasformando un momento di memoria collettiva in un esercizio di omissione. Il risultato è stato un omaggio che non ha omaggiato, un ricordo che non ha ricordato, un gesto che non ha rispettato. Ha semplicemente glissato, come se la realtà fosse un dettaglio negoziabile. E nel giorno del lutto, glissare non è un dettaglio: è una crepa che resta.
Presidente del Senato
Non sorprende. La Russa non è nuovo a uscite infelici, a interventi che generano polemiche, a scelte comunicative che producono più rumore che sostanza. Questa volta, però, il rumore è arrivato nel momento meno opportuno: quello in cui Milano , insieme a rossoneri e nerazzurri aveva scelto la compostezza. L’intervento del Presidente del Senato ha introdotto una distanza che non apparteneva al contesto, una nota fredda che ha incrinato la solennità del momento, come se il lutto fosse un palcoscenico su cui modulare la narrativa.
Tributo incompleto
Il tributo è rimasto incompleto, privo del suo asse portante, incapace di sostenere il peso della memoria. Un discorso che ha lasciato un vuoto più evidente delle parole pronunciate. Un gesto che resterà come un dettaglio tagliente, registrato e archiviato: una mancanza che non si attenua, non si giustifica, non si scalda.
E alla fine, resta una sola certezza:nel giorno in cui Milano ha salutato uno dei suoi simboli, qualcuno ha scelto di togliere il nome che teneva insieme la storia. Caro Ignazio, che ti piaccia o meno i nomi che contano non si cancellano, restano nel cuore e nella mente di tutti.
A Cura di Rocco Calandruccio

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