Franco Baresi
Il mondo del calcio piange la scomparsa del leggendario Franco Baresi, il capitano dei capitani. Ci lascia a 66 anni, portando via con sé un pezzo di storia, di identità, di sacro. La sua scomparsa non è una notizia, ma è una frattura. Una crepa profonda nel muro che per decenni ha protetto il Milan, la Nazionale, un intero modo di intendere il gioco. Non esiste un altro come lui, non è mai esistito e non esisterà più. Baresi era il libero che non sbagliava, il comandante che non urlava, il difensore che non si limitava a difendere. Ogni suo passo era geometria, ogni suo intervento era una scelta morale. Non era solo il numero 6: era la garanzia che il caos non avrebbe vinto.
Gli Immortali
Il Milan degli immortali, quello di Sacchi, di Capello, delle notti europee che sembravano guerre, aveva un custode. Un guardiano del tempio. Un uomo che non chiedeva rispetto, bensì lo imponeva con la postura, con lo sguardo, con la ferocia elegante di chi sa che la grandezza non è un dono, ma una condanna.
La sua battaglia contro la malattia è stata l’ultimo capitolo epico. Un anno di silenzi, di apparizioni brevi, di dignità assoluta. La fiaccola olimpica portata a Milano-Cortina tremando ma senza cedere. Il Milan che chiedeva privacy. I tifosi che intuivano. E poi la notizia, quella che nessuno avrebbe mai voluto leggere.
A Testa Alta
Franco Baresi non c’è più. E il calcio, oggi, è più piccolo. Campione del mondo nel 1982. Capitano nel 1994. Una finale giocata con un ginocchio ricucito in fretta, come un guerriero che torna sul campo anche quando l’armatura è rotta. Lacrime dopo il rigore sbagliato, ma testa alta. Perché la grandezza non è non cadere: è come ti rialzi. Il suo nome resterà scolpito: nella maglia numero 6 ritirata, nelle statue invisibili che abitano San Siro, nel cuore di chi ama il Milan, il calcio, la disciplina, la storia. Franco Baresi non è stato un giocatore, è stato un modo di essere il Milan. E ora quel modo, quel mondo, quel calcio…Si spegne con lui.
A Cura di Rocco Calandruccio

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