In foto con il rettore Stefano Masullo e il vicepresidente dell’ordine nazionale dei giornalisti, Francesco Caroprese Fonte foto: Claudia Conte
La giornalista e divulgatrice Claudia Conte riceve il Premio ISFOA alla Carriera presso la Fondazione Tadini di Lovere.
Si è svolta ieri, presso la Fondazione Tadini di Lovere, la cerimonia di consegna del Premio Internazionale ISFOA alla Carriera alla giornalista, scrittrice e divulgatrice culturale Claudia Conte.
Un riconoscimento prestigioso che celebra il suo percorso professionale, costruito tra informazione, impegno sociale e divulgazione culturale.

Nel corso dell’incontro, ospitato nella storica sede affacciata sul lago d’Iseo, si è parlato anche dell’ultima opera letteraria della giornalista, Dove nascono i silenzi. Un romanzo contemporaneo che esplora le profondità dell’animo umano attraverso una narrazione intensa e coinvolgente. Un libro che invita a fermarsi, ascoltare e comprendere ciò che spesso resta nascosto: i silenzi che ci circondano e che, talvolta, ci definiscono.
La cerimonia ha offerto un momento di dialogo e riflessione sul valore della cultura e della responsabilità sociale, temi centrali nel percorso di Claudia Conte e nella filosofia del Premio ISFOA. Un riconoscimento che premia competenza, visione e contributo alla crescita culturale del Paese.
Noi di GBT Magazine siamo riusciti a scambiare due chiacchiere al volo con Claudia subito dopo la consegna del premio. Un breve confronto che ci ha permesso di raccogliere le sue emozioni e il significato personale di questo traguardo così importante.
Un appuntamento che ha confermato il ruolo di Lovere come luogo di incontro tra cultura, bellezza e valorizzazione del merito.
Dottoressa Conte, grazie intanto per la disponibilità e per aver accolto questa intervista. Mi piacerebbe partire da un momento preciso: quando ha letto la comunicazione ufficiale della sua candidatura al Premio ISFOA alla Carriera 2026, cosa ha sentito davvero?
“Ho sentito soprattutto gratitudine. Un riconoscimento alla carriera che arriva alla mia età ti porta inevitabilmente a fermarti e a guardare il percorso compiuto. Ma, per me, non rappresenta un punto di arrivo. Al contrario, è una responsabilità: quella di continuare a mettere il mio lavoro al servizio della cultura, dell’informazione e dei diritti umani”.
Lei ha costruito una carriera brillante come giornalista, scrittrice e divulgatrice. Se ripensa ai suoi inizi, quali immagini le tornano alla mente? C’è un momento in cui ha capito che questo sarebbe stato il suo percorso?
“Ricordo la curiosità e una grande voglia di conoscere. Ho sempre avuto il desiderio di comprendere la realtà e di raccontarla attraverso le persone e le loro storie.
Il mio percorso non è stato costruito a tavolino. È nato dall’incontro tra passioni, opportunità e scelte. Giornalismo, scrittura, conduzione e impegno sociale sono diventati progressivamente parti di una stessa identità”.
Nel suo lavoro ha raccontato storie, persone, progetti culturali e iniziative sociali. Quanto l’hanno cambiata queste esperienze? E quanto hanno contribuito a definire la professionista che è oggi?
“Moltissimo. Raccontare gli altri significa, in qualche modo, mettere in discussione anche se stessi.
Il contatto con realtà diverse mi ha insegnato che dietro ogni tema ci sono persone, emozioni e soprattutto dignità. Questo è un principio che cerco di portare sempre nel mio lavoro”.
La Commissione Esaminatrice ha approvato la sua candidatura all’unanimità. Quando ha saputo di questo consenso così pieno, come lo ha interpretato? Le è sembrato un riconoscimento del suo impegno, della sua visione, del suo modo di comunicare?
“È un riconoscimento che accolgo con emozione e umiltà. L’unanimità ha un valore particolare perché significa che persone con sensibilità e percorsi differenti hanno riconosciuto una coerenza nel mio impegno.
Per me la carriera non si misura soltanto dai risultati, ma dalle tracce che si riescono a lasciare”.
La sua candidatura nasce da segnalazioni provenienti da mondi diversi: imprenditoriale, editoriale, istituzionale. Che effetto le fa sapere che persone così differenti hanno visto valore nel suo lavoro?
“Mi fa pensare che oggi più che mai sia necessario creare ponti.
Cultura, informazione, istituzioni, impresa e società civile non devono vivere in compartimenti separati. Quando dialogano, possono generare opportunità, consapevolezza e cambiamento”.
Lei ha sempre unito giornalismo, scrittura, divulgazione e impegno sociale. Se dovesse raccontare il filo che tiene insieme tutto questo, da dove partirebbe? Da una passione, da un’urgenza, da un’idea di cultura?
“La responsabilità.
Credo profondamente nel potere della comunicazione. Una parola può informare, ma può anche cambiare la percezione di una persona, restituire dignità a una storia, aprire una riflessione.
Per questo considero il mio lavoro non soltanto una professione, ma anche uno strumento di responsabilità sociale”.
Una candidatura alla carriera porta inevitabilmente a guardare avanti. Dopo questo riconoscimento, quali nuovi obiettivi sente di voler coltivare? C’è qualcosa che oggi avverte come una sfida che la stimola particolarmente?
“Continuare a dare voce alla cultura, ai giovani, alle donne e ai temi legati ai diritti umani.
Mi interessa soprattutto contribuire a costruire opportunità. Non credo sia sufficiente parlare dei giovani: bisogna creare le condizioni perché possano essere protagonisti.
E lo stesso vale per le donne: l’uguaglianza non deve rimanere una dichiarazione di principio, ma tradursi in possibilità concrete”.
ISFOA premia personalità che coniugano competenze, visione e responsabilità sociale. In che modo questi valori entrano nella sua quotidianità professionale? Come si trasformano in scelte, progetti, contenuti?
“La competenza richiede studio e sacrificio. La visione richiede coraggio. La responsabilità sociale richiede consapevolezza.
In un’epoca nella quale siamo continuamente esposti a informazioni, credo sia fondamentale recuperare il valore della conoscenza e del pensiero critico”.
Lei ha spesso raccontato quanto la cultura possa essere un motore di crescita. Che messaggio vorrebbe lasciare ai giovani che si avvicinano ai mondi dell’informazione, della scrittura e della divulgazione?
“Di studiare, leggere e non smettere mai di farsi domande.
E soprattutto di non avere paura di pensare con la propria testa.
Non seguire il pensiero dominante non significa essere controcorrente a tutti i costi. Significa avere il coraggio delle proprie idee, sostenerle con preparazione, libertà e onestà intellettuale”.
Se dovesse racchiudere il significato di questa candidatura in una sola parola, quale sceglierebbe? E perché proprio quella parola, in questo momento della sua vita e della sua carriera?
“Gratitudine.
Perché dietro ogni risultato ci sono persone, incontri, opportunità e anche difficoltà, crisi, che ci hanno fatto crescere.
Ma c’è anche una seconda parola che sento molto vicina: responsabilità. Perché quando qualcuno riconosce il tuo percorso, ti chiede implicitamente di continuare a essere all’altezza dei valori che hai scelto di rappresentare”.
E, per chiudere questa nostra chiacchierata, mi piacerebbe chiederle una cosa molto semplice ma molto personale: c’è qualcuno in particolare a cui vorrebbe dedicare questo premio?
“Alla mia famiglia, alle persone care che hanno creduto in me e a tutti coloro che hanno condiviso con me un tratto di strada.
Ma lo dedicherei soprattutto ai giovani che ancora devono trovare la propria voce e la propria occasione.
Vorrei che questo riconoscimento fosse anche un messaggio per loro: non smettete di credere nella cultura, nella conoscenza e nella possibilità di cambiare le cose.
Perché una società che investe nei giovani e nella cultura investe semplicemente nel proprio futuro”.

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