E’ doveroso, necessario, togliere il velo che separa atteggiamenti da “maschere” dalla genuinità. Quest’epoca é pervasa e assuefatta soprattutto dai social, strumenti potenti. Essi sono efficaci se usati con saggezza, ma “indottrinanti” se utilizzati come simulatori di realtà parallele e fuorvianti.
Il mondo che vediamo dietro ad uno schermo spesso una maschera della Realtà.
L’attitudine ad indossare maschere per ogni occasione, fa della quotidianità un “palcoscenico” con attori improvvisati. Questa percezione del mondo, è spesso travisata, non vissuta per ciò che è, quindi ingannevole, fuorviante e deleteria se ci si affida totalmente ad essa. Per questo, l’”Essere visti e letti” oltre i veli indossati, è rarità, tanto da farci sentire nudi di fronte all’altro. Ci nascondiamo troppo spesso dietro a maschere, per paura (paura di sembrare deboli, incapaci, furibondi, troppo innamorati, etc.). Evitando così di mostrarci per ciò che semplicemente si “E’”. L’attenzione perciò, ricade sul concetto di ego, come sottoforma di “distopia”, da non confondere, con l’ego definito “sano”, per la sua valenza di “autoconsiderazione matura”.
Conoscere l’ego
Innanzitutto il termine “ego” non rappresenta una componente negativa di sè stessi. Ciò che lo associa alla “patologia emotiva” è la sua esacerbazione, superando lo stato di “Essere” per “Voler Essere”. E’ una transizione emotiva e psicologica, la cui mente soggettiva boicotta se stessa, elevandola “al di sopra degli altri” in modo ingannevole. Questo perché, in realtà, si desidera proiettare fuori sé un’immagine mascherata allontanandola da ciò che internamente si “è”, alterandola. Questo “gioco”, è spesso conscio, quindi diventa una scelta, ma può anche essere inconsapevole, ma di rado. Questo modo di apparire, non ha nulla a che vedere con l’Auto-Determina-Azione del Sé. Oscura l’intima natura per essere in rappresentanza di ciò che si “vorrebbe” essere, anche in assenza di oggettive capacità. Analizziamo le sfacettature sotto vari profili, per comprendere maggiormente gli appigli che fanno dell’ego una “modalità in divenire”.
a) In psicologia
L’ego, in psicologia, si rifà al significato di “Io”. Una possibile rappresentanza della propria persona e della sua coscienza, tendente alla comprensione di “chi si è”. Per sua natura, deriva dall’esagerazione, in “positivo”, di ogni qualità (anche presunta), esaltandola talmente tanto oltre il dovuto, da crearne deviazione e simil difetto. Infatti, molti possono essere i sintomi legati all’eccesso, come:
darsi troppa importanza personale;
eccedere sulle fantasie di successo;
ostentare bellezza;
smania di potere, soprattutto per vantaggi personali;
arroganza, presunzione, ambizione, desiderio di ammirazione;
etc.
Tali sintomi, dove possono condurre?
Conducono verso l’inevitabile incapacità di riconoscere l’altro alla pari, non rispettandolo. Mettiamo che l’altro è considerato più carismatico di noi, e magari è più seguìto sui social grazie ai “like”. Ecco che non tarda ad arrivare l’elevata manifestazione invidiosa, che porta a disequilibrio emotivo. “Narciso” dunque, non può essere posizionato nell’ombra di qualcun altro. Genererebbe in lui una lotta senza fine, tentando l’impossibile per prevaricare sugli “avversari”, anche quando l’avversario (considerato tale), è molto lontano dall’esserlo. Ecco che ci si pone l’uno contro l’altro, e l’altro contro un altro ancora, e così via. E’ una continua “guerra tra poveri”, con tutti contro tutti, ma dove vincitore non c’è. Questi modi di fare, sono molto radicati nella nostra società. Essa é sempre più isolata dietro gli schermi imposti, con stereotipi da simulare o abbattere, a seconda dei casi, deviano su dinamiche patologiche. Queste distolgono l’attenzione dalla vita reale. Quest’ultima é fatta di altro, trovandosi a vivere così in un teatro costruito da noi stessi, avendo reagito a stimoli esterni anziché a sproni interni.
Il narcisismo
Serve ricordare che questi schemi sociali, diseducativi, muoiono laddove ci si imbatte in espressioni di genuinità e semplicità. Queste sono doti magnetiche senza l’esagerazione egoica, tipica invece del Narciso. Il narcisismo, quindi, vive attraverso uno spiccato senso di grandiosità. In esso l’individuo è ammaliato dall’immagine convinta di sè stesso e che vuole offrire, talvolta imporre, agli altri. Senza tuttavia vedersi, condizione interiore slegata dalle sue effettive qualità, che potrebbe invece avere, valorizzandole in altra modalità. Sta di fatto che l’apparire, non è sinonimo di essere. Perciò, una volta tolta la maschera, ci si trova in solitudine. Ci si trova sprovvisti di reali doti da condividere, e facilmente cadiamo causa sgambetto fatto in autogoal.
Per esempio:
- Freud, in base ai suoi studi, affermava che esiste:
l’”Es”, cioè l’istinto;
l’”Ego” (l’Io), cioè la dimensione cosciente e razionale della mente;
il “Super-Ego” (il Super Io), cioè l’istanza psichica che controlla il comportamento morale e i doveri dell’individuo.
Jung faceva queste valutazioni:
• non pone l’Ego (l’Io) al centro della psiche;
• ma considera l’Ego come appartenete ad un tutto molto più vasto.
Steiner, invece, proponeva queste distinzioni:
• l’”Ego” (l’Io Inferiore, cioè la Coscienza quotidiana e riflessa).
E’ una visione di noi contestualizzata all’ambiente, dal momento storico e sociale in cui si vive, fatta di quotidianità, di condizionamenti sociali e dinamiche familiari.
Fa parte dell’ordinarietà, ma con una limitazione dell’”Io sono”, confinata alla superficialità che il mondo vede di noi sul piano materico. E perciò, non definisce chi si “E’” nell’interezza.
• l’”Io Superiore” (l’Individualità, cioè il vero Io spirituale ed eterno).
Qui si entra nel “Mondo dello Spirito”, argomento assai complesso e articolato. Steiner lo definisce come il mondo dello “Spirito immortale e autonomo”, ossia quello stadio di Coscienza e Consapevolezza ambiziosi. Ogni essere umano è chiamato a farlo nascere, crescere, nutrire dentro sé, proprio perché non lo si riceve alla nascita.
• ed infine, gli“Uomini senza Io”.
A mio avviso, in questa espressione, Steiner, da grande visionario qual’era, in tempi non sospetti, ha saputo riconoscere il pericolo che l’uomo moderno poteva affrontare causa non curanza del lavoro, e suo riconoscimento, interiore, percorso necessario per la Crescita e lo Sviluppo personale; se non fatto può causare l’inevitabile deriva spirituale, lo svuotamento interiore, l’automatizzazione della vita, fino a subire la perdita dell’equilibrio tra cuore-mente-anima e spirito, conseguenze ovvie, oggi visibilmente presenti e dilaganti.
«L’ego non è il padrone a casa sua.»
Sigmund Freud
b) Nelle Neuroscienze
Ci sono dei ricercatori che hanno provato a individuare la possibile sede fisica dell’ego nel corpo umano, qualificandola come la zona più giovane del cervello. Questo perché di recente sviluppo rispetto al resto, individuandola nella neocorteccia assieme alle strutture sottocorticali. In tali aree celebrali si formano dei network come circuiti legati al “Sé narrativo” assieme ad alcuni stati di “dissoluzione dell’Ego”. Quest’ultimo riscontrato, per esempio, durante gli stati di meditazione.
«L’ignoranza è madre della presunzione.»
Marie de Gournay
In Filosofia
Anche la filosofia non è da meno, spiega l’ego e le sue dinamiche, definendolo come:
• l’egoismo filosofico. Pone l’”Io individuale” in una posizione di assolutismo, come fosse al centro del mondo. Rifiuta moralismi e auto definendosi nella collettività (per esempio Max Stirner in L’unico e la sua proprietà).
- In tradizioni orientali (Induismo, Buddismo, Vedanta e Yogi)
In queste culture millenarie, invece, l’”ego” viene definito come:
• un’illusione transitoria, creata dalla mente stessa. Essa, in quanto tale, “mente” allo stesso individuo, inducendolo a credere di essere un’entità isolata e permanente. Lo conduce in uno stato di assoluto distacco dalla realtà, ecco che si ritorna sempre all’esempio calzante del “teatro” e del “gioco in maschera”.
• un ostacolo fondamentale all’Io della perfezione. L’ego è causa per radicata ignoranza, dove il lavoro interiore serve per la crescita spirituale e a riconoscere l’unità con la coscienza universale.
«L’egoismo non consiste nel vivere come ci pare ma nell’esigere che gli altri vivano come pare a noi.»
Oscar Wilde
In Spiritualità
L’ego si annovera tra gli argomenti più discussi e controversi e, a mio avviso, poco compresi nell’ambiente della Spiritualità e dell’Olistica. In questi ambiti, l’ego viene considerato “l’illusione del sé”, scisso dal resto del mondo, isolato. Non è considerato un’avversario da annientare, bensì una parte di noi da comprendere perchè appartenente ad un mentale giocoso. Si diverte fare scherzetti illusori, costruendosi tutt’intorno identità fittizie, fatte di ruoli, giudizi, condizionamenti. La sua astuzia presenta un “copione cinematografico” da seguire, scena dopo scena all’interno di un set preciso. Esso é realizzato ad “ok”, pronto per essere imprigionato su pellicola vergine su cui poi, si realizza la stessa nostra esistenza.
L’ego, ovviamente, anche quando riconosciuto nella sua esagerazione, non scompare facilmente.
E’ bene cogliere ogni sfumatura sottile, per riconosce nell’“Ego spirituale” una scelta mirata. In questo caso si può parlare di “narcisismo spirituale”, pericoloso più per Sé che per gli altri, ma non senza recare danno, o dolo. Esso si può travestire da buonismo e reciprocità, per questo difficile da individuare nell’immediato. Tuttavia, una volta smascherato l’”attore”, esso smette di giocare. Chi lo ha “riconosciuto” come “Falso sé”, lo abbandona a sé stesso, confidando in una conversione.
Tolto il vestito da recita, rimane la nudità, fragile, fredda, autrice di non-verità, ridotta a fare i conti con sè stessa nel post-copione.
Ogni ruolo da palcoscenico decade. La Prima Donna fallisce assieme alle credenze menzognere di prevaricazione e finta illuminazione spirituale. Porta con sè la falsa convinzione di sentirsi “risvegliati” e di superiorità morale.
Il sipario si chiude e rimane il buio col silenzio.
Attenzione dunque ad ostentare troppo, ogni momento è buono perché, colui che brilla veramente di luce propria, si palesi. E non tarderà ad arrivare, la vita è un grandioso agente rivelatore. Quando ciò accade, la maschera brucerà all’istante, portando allo scoperto lacune ed irrisolti non elaborati, ma compresi dallo “struccatore”. Egli é persona di empatica luminosità, che accompagna l’egoico a “guardarsi allo specchio” anche senza parlarci.
«L’ego è sordo.
Sordo e cieco.
L’ego deve essere domato.
È il nucleo della dottrina induista.
L’ego deve piegarsi davanti all’essenza.»
Alejandro Jodorowsky
Tra “Essere” e “Voler Essere”: la genesi per diventare “Prime Donne”
C’è una differenza abissale tra l’”Essere – Saper Essere” e il “Voler Essere”. Mentre il “Sapere chi si E’”, in totalità, integra anche ciò che non piace di sè stessi. Il “Voler Essere” punta all’esternazione di ciò che si vorrebbe essere. Esterna anche cio che crede di essere, ma senza comprendere il gioco illusorio che la mente costantemente fa. Essa riduce a banalità, ciò che potrebbe essere autentico. Anche nei naturali difetti (che in realtà non esistono perché anch’essi appartengono all’illusione e non alla consapevolezza).
Il “Volere”, quindi, è solo un induttore di smania di potere e supremazia, un mix appetibile ma, senza rendersene conto, diventa generatore di “Prime Donne”.
L’espressione “Prime Donne”, infatti, indicala manifesta-azione a cui è affidata la parte femminile più importante. Che sia di uno spettacolo o di un’opera, adottata dal linguaggio comune per spiegare:
• un comportamento capriccioso, infantile, vanitoso ed esigente.
• ed una difficoltà di collaborazione all’interno di un gruppo di lavoro, sociale o familiare. La “Prima Donna”, tende sempre a primeggiare, assumendo un ruolo da leader che non gli compete, imponendolo al gruppo, con intolleranza. Ecco che, in questi meccanismi, l’”Io sono” viene denigrato e messo a tacere, soffocato dall’apparenza e da frivolezza. E’ una situazione pericolosa, soprattutto per chi ambisce al palcoscenico. Qui il ruolo di attore (la Prima Donna), può prendere il sopravvento e fare apparire ciò che, in vero, non è affatto. Ma attenzione, quando al teatro si spengono i riflettori e gli “spettatori” (gli “Altri”) se ne andranno. A questo punto sul palco si nota chi vive di “luce riflessa”. Ma la recita ha una fine e prima o dopo tutto svanisce e il fumo si dissolve nell’aria. L’ego malato, tornato “a casa”, chiuso nella sua intimità, muore a sé stesso. Perché lascia ogni espressione di scena nello spogliatoio del debuttante, ed è solo questione di tempo perché si concluda la scena finale della manifestazione intenzionale.
Chi sono le “Prime Donne” e per quale motivo sono da palcoscenico?
Quando si parla di “ego esasperato”, non si accenna ad una ambizione affine a sè stessa. Spesso è un’arma a doppio taglio, soprattutto per colpire “teatralmente” qualcosa o qualcuno. Per destabilizzare, eclissare, oscurare, distorcere o soverchiare, tentando di indebolire “reputazione, credibilità e visibilità”. E per creare evitamento verso una situazione, o evento considerato “infastidente o scomodo”. Credo che la Teosofia si esprima in modo piuttosto completo sul tema “ego individuale (Io sono Io)” considerandolo, appunto, una “coscienza riflessa e tridimensionale”.
Perché si parla di tridimensionalità?
Il termine “tridimensionale” specifica un qualcosa afferente alla materia. Sperimentare l’ego, in tutte le sue forme, è un’esperienza necessaria allo Spirito, incarnato qui, sulla Terra. Lo é attraverso un percorso evolutivo che dovrebbe condurre l’individuo al riconoscimento dell’eccesso di Ego, per guarirlo e trascenderlo. E’ l’unica via per ambire al congiungimento con la Divinità, o chi per essa. Proprio per questo sottile aspetto esistenziale, che è simpaticamente curioso mettere a confronto la Psicanalisi con l’ Esoterismo. Freud punta a rinforzare un ego sano per mediare tra istinti e realtà, mentre l’esoterismo considera l’ego come una sorta di prigione identitaria. Un negativo di diapositiva che, se sviluppata, rappresenta una realtà diversa dal palco di recitazione. Sono semplicemente due aspetti della stessa medaglia per definire integralmente l’identità incarnata a livello individuale evolutivo.
Conclusioni: come superare l’Ego inasprito
Come si capisce che si sta superando il confine tra l’essere e l’apparire?
Per addolcire gli atteggiamenti da Prime Donne, per superare le complicate dinamiche emotive interiori, osservandole nelle varie sfumature, ci si dovrebbe accorgere che non serve lottare con sè stessi, nemmeno contro il proprio ego, soprattutto perché, entro i confini del buon senso, è di servizio e aiuto all’evoluzione positiva dell’uomo stesso. Non si entra in guerra, né in conflitto col proprio “io”, basta semplicemente riconoscerne l’ego in eccedenza, viverlo con presenza, solo così ci si accorge di come i pensieri vengono prodotti dalla mente, e risalirne all’origine aiuta a comprendere il “perché” si è spinti dal desiderio di primeggiare, apparire, difendersi, agendo in attacco. È importante sperimentare tanto attraverso il corpo, materia da affinare per lo spirito, avendone una visione più amplia della realtà, vivendola con responsabilità senza però eccedere in atteggiamenti narcisistici, per non inciampare in recidive, dannose solo per chi le perpetra.
Uno sguardo dentro sè
Serve ascoltarsi, guardarsi allo specchio animico e anche in quello reale, dritto negli occhi, avere l’umiltà di comprendere quando si esagera, perdendo confini e rispetto verso tutto e tutti, per imparare a chiedere scusa e a perdonare/perdonarsi (anche nelle stanze silenziose del cuore). Sicuramente sono passaggi interiori non semplici, né scontati, ma i soli per raggiungere una connessione vera col mondo spirituale, dove la versione più grezza e pura di noi, non risparmia le bastonate esperienziali educative, aiutando a crescere “diritti”, giusti, sostituendo il pensiero del voler apparire (versione falsa), con la manifestazione attiva dell’Essenza, quale bellezza sconfinata che l’essere umano porta con sé sin dalla nascita, ma che la tiene celata, taciuta, soffocata a volte per sempre.
Potrebbe essere un “peccato” contro la Creazione, no?
Ma qui si aprono altri, infiniti, scenari, e quali?
Seguiteci per altri articoli su Magazine Story di GBT.
A cura di Aidi Barbugian, ricercatrice indipendente
