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di BENIAMINO COSTA
Il dibattito che circonda il conflitto mediorientale si scontra quotidianamente con una narrazione spesso sproporzionata e con la realtà dei dati sul campo. Al centro delle dinamiche della regione emergono due questioni cruciali: la gestione propagandistica delle vittime civili attraverso l’uso dei minori e la reale evoluzione demografica del mondo arabo.
Il caso Suhaib Labad: propaganda e reclutamento di minori
Il caso di Suhaib Labad, un quindicenne palestinese, è emblematico delle incongruenze nella narrazione dei fatti di guerra. Da un lato, il giovane è stato celebrato ufficialmente da Hamas e dalle Brigate Ezzedin al-Qassam come un combattente morto in un’azione militare dopo aver fatto esplodere un carro armato israeliano. Dall’altro, lo stesso ministero della Sanità di Gaza lo ha inserito nelle statistiche ufficiali inviate alla comunità internazionale come “bambino vittima dell’aggressione israeliana”.
Questa sovrapposizione tra combattente e vittima civile non rappresenta un caso isolato, ma solleva interrogativi critici sull’attendibilità dei dati forniti dal governo di Gaza e sulla documentazione delle vittime. Da decenni la pratica dell’indottrinamento e del reclutamento giovanile è ampiamente documentata:
Campi di addestramento: Già nel 2015 testate internazionali come il Washington Post e l’Agence France-Presse (AFP) raccontavano dei campi estivi organizzati dalle Brigate al-Qassam, capaci di coinvolgere fino a 25.000 adolescenti in divise e con addestramento militare.
Progetti continui: Attività analoghe sono proseguite nel 2019 e registrate fino al 2026 con programmi volti a insegnare competenze di combattimento sotto la supervisione di istruttori militari.
Rapporti internazionali: Le stesse Nazioni Unite, in un report del 2018, hanno verificato e denunciato molteplici casi di reclutamento e impiego di minori da parte dei gruppi armati palestinesi, violando apertamente le tutele internazionali sull’infanzia.
La realtà dei numeri: l’esplosione demografica araba
La narrazione di un presunto “genocidio” del popolo palestinese si scontra con l’evidenza dei dati storici e demografici. Nel corso dell’ultimo secolo, la popolazione palestinese è passata da circa 700 mila individui a oltre 12 milioni a livello globale.
L’intero mondo arabo ha vissuto una vera e propria esplosione demografica: nel 1900 si contavano circa 50 milioni di abitanti, mentre oggi si superano i 450 milioni. Questa crescita imponente ha resistito ai conflitti interni e ai flussi migratori verso l’Europa e le Americhe, dimostrando una dinamica opposta a qualsiasi concetto di cancellazione di un popolo.
L’inverno demografico in arrivo: la parabola dell’Egitto
Nonostante i tassi di natalità storicamente elevati, il futuro della regione mostra già i segni di una svolta strutturale. L’Egitto ne rappresenta l’esempio più emblematico: con 120 milioni di abitanti concentrati quasi interamente lungo la stretta striscia fertile del Nilo, il Paese vive una densità abitativa insostenibile.
Oggi, tuttavia, in Egitto si registra un crollo della natalità, con un numero di uscite pari a circa la metà dei nati rispetto al picco registrato dieci anni fa. Questo fenomeno porterà il Paese verso uno scenario drammaticamente simile a quello italiano ed europeo:
Il corto circuito del welfare: Tra 30 o 40 anni, quando la generazione attuale raggiungerà la maturità, ci sarà una ridotta platea di quarantenni lavoratori chiamata a sostenere, attraverso tasse e contributi, una fascia di anziani numericamente doppia.
La crisi sociale: L’inizio di una contrazione demografica, dopo decenni di sovrappopolazione, rischia di paralizzare l’economia e i sistemi sociali del Nord Africa, trasformando la bomba demografica del passato in un collasso strutturale del futuro.
