Elezioni FIGC, scoppia il “caso Malagò”: la mossa di Abodi cambia gli scenari
ROMA – Il tempo stringe, l’assemblea elettiva del 22 giugno si avvicina e il clima attorno ai vertici dello sport italiano si fa incandescente. Quella che fino a pochi giorni fa era poco più di una suggestione, un sussurro da corridoio legato ai complessi intrecci normativi del pantouflage, si è trasformata in una questione di primaria importanza istituzionale.
Il Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, ha ufficialmente acceso i riflettori sulla possibile ineleggibilità di Giovanni Malagò per la presidenza FIGC. L’iniziativa del dicastero non è più un atto formale isolato, ma segna l’ingresso prepotente del tema nel dibattito pubblico e, soprattutto, in quello giuridico che precede il voto.
Dal sottobosco alla luce del sole
Il punto focale della questione risiede nella compatibilità del ruolo e nei limiti imposti dai regolamenti attuali. La mossa di Abodi ha trasformato un’ombra in un passaggio formale, obbligando i diretti interessati e le componenti federali a fare chiarezza. La domanda che si pongono club, leghe e associazioni è una sola: Malagò può correre?
La pressione mediatica e politica è destinata a crescere esponenzialmente nelle prossime due settimane. Se il dibattito legale dovesse protendersi fino a ridosso dell’assemblea, il rischio è quello di un corto circuito istituzionale senza precedenti, in grado di paralizzare non solo la corsa alla presidenza della Federcalcio, ma di minare la stabilità dell’intero sistema sportivo nazionale.
Il paradosso del tempismo
La sensazione, guardando al calendario, è che la questione ineleggibilità sia destinata a oscurare qualsiasi discussione sui programmi elettorali. Le fazioni sono già pronte allo scontro: da una parte chi vede nell’azione del Ministero un atto di trasparenza dovuto, dall’altra chi legge un tentativo di condizionamento politico su un’elezione che dovrebbe essere libera dalle dinamiche dei palazzi.
Il commento: La solita tattica del silenzio che implode
È avvilente, per chiunque ami lo sport, constatare come il sistema si svegli solo quando la frittata è fatta. Perché questo tema dell’ineleggibilità, che oggi viene agitato come una spada di Damocle, è rimasto nascosto nelle pieghe della diplomazia per mesi? Si è preferito lasciar correre, permettendo che le strategie elettorali si costruissero sul nulla, per poi tirare fuori la “questione morale” o normativa solo ora, a un soffio dal traguardo, quasi come una carta da giocare per regolare conti mai chiusi.
Questa gestione opaca e attendista non è un servizio alla trasparenza, è un inganno perpetrato ai danni dei tifosi e di tutto il movimento sportivo. È inammissibile che la governance dello sport italiano scivoli regolarmente in queste trappole burocratiche senza che la società, o chi per lei, si sia mai assunta la responsabilità di chiarire le regole del gioco prima dell’inizio della partita. Il silenzio complice di chi sapeva e ha taciuto è la prova di una miopia politica che continua a zavorrare il calcio italiano: prima si evita il confronto serio, poi si grida al caos quando il sistema collassa su se stesso. Ai tifosi, ovviamente, non resta che assistere a questo spettacolo indecoroso, lasciati ancora una volta ai margini di una partita che, in teoria, dovrebbe riguardare il bene del calcio e non solo le poltrone di chi lo occupa.
Cosa pensi che accadrà se dovesse essere effettivamente dichiarata l’ineleggibilità di Malagò a pochi giorni dall’assemblea?
