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FOBIA DEGLI AGHI: PUÒ ANCORA FARE PAURA UN SEMPLICE PRELIEVO?
Ansia, sudorazione, tachicardia e persino svenimenti: quando la paura dell’ago diventa una vera reazione fisica.
GIovedì in corsia torna a parlare di una paura molto più comune di quanto si possa pensare: quella degli aghi.
Per qualcuno un prelievo del sangue è una procedura di pochi minuti. Per altri, invece, anche solo vedere un ago può provocare ansia, agitazione e una forte sensazione di disagio.
Ma perché succede?
NON È SOLO “PAURA DEL DOLORE”
La fobia degli aghi, conosciuta anche come tripanofobia, può essere associata a esperienze negative vissute in passato, alla paura del dolore, alla vista del sangue o alla sensazione di perdere il controllo.
Il corpo può reagire ancora prima che inizi il prelievo: cuore che accelera, sudorazione, tremori, nausea, tensione e senso di debolezza sono alcune delle possibili manifestazioni.
In alcune persone può verificarsi anche un abbassamento della pressione, con conseguente rischio di svenimento.
COME AFFRONTARE UN PRELIEVO SE SI HA PAURA?
La prima regola è semplice: dirlo all’operatore sanitario.
Non c’è nulla di cui vergognarsi. Sapere in anticipo che il paziente è particolarmente agitato permette al personale di prestare maggiore attenzione e di adottare alcuni accorgimenti.
Può essere utile:
- non guardare l’ago;
- respirare lentamente e regolarmente;
- cercare di rilassare il braccio;
- distrarsi parlando o ascoltando qualcosa;
- comunicare se in passato si è già verificato uno svenimento;
- rimanere seduti o sdraiati qualche minuto dopo il prelievo.
QUANDO LA PAURA DIVENTA UN OSTACOLO
Se la paura è così forte da portare una persona a evitare analisi, visite o cure necessarie, è importante non ignorarla.
La fobia degli aghi può essere affrontata e trattata, anche attraverso un percorso con un professionista della salute mentale.
E ALLORA, PUÒ ANCORA FARE PAURA UN SEMPLICE PRELIEVO?
Assolutamente sì.
Avere paura degli aghi non significa essere deboli, esagerati o “bambini”. È una reazione reale che, in alcune persone, può essere particolarmente intensa.
La cosa più importante è non nasconderla.
Parlarne con il personale sanitario è già il primo passo per affrontarla.
A cura di Alessia Troise, infermiera
