Foto: Scienze in rete
La guerra in Iran va avanti ormai da nove giorni, da quando Stati Uniti e Israele hanno lanciato i loro primi attacchi contro l’Iran. Ci sono state poi ritorsioni da parte di Teheran ed è aumentata significativamente la tensione nella regione.
Guerra in Iran, tante le vittime
Secondo il ministero della Salute iraniano, Israele ha bombardato anche il Libano da lunedì scorso, uccidendo centinaia di persone e ferendone più di mille. Stamattina, secondo l’agenzia di stampa nazionale libanese (NNA), il fuoco di un carro armato israeliano ha ucciso un sacerdote nel Libano meridionale. Mentre il conflitto continua, la Cnn ha pubblicato un bilancio delle vittime nella regione dall’inizio della guerra.
In Iran almeno 1.205 civili sarebbero le vittime da quando Stati Uniti e Israele hanno iniziato ad attaccare il Paese, secondo l’agenzia di stampa statunitense Human Rights Activists News Agency (HRANA). Il totale include 194 bambini. Nello stesso periodo sono stati uccisi anche altri 187 militari, ha affermato HRANA. In Libano almeno 486 persone sono le vittime da quando Israele ha iniziato i raid aerei contro il Paese la scorsa settimana, ha dichiarato oggi il Ministero della Salute. Anche due soldati israeliani sono quelli caduti nel Libano meridionale nelle prime ore di domenica mattina, secondo l’esercito israeliano.
Tajani per la via diplomatica
“Seguiamo con grande preoccupazione l’escalation nella regione del Golfo. Comprendiamo pienamente l’apprensione dei Paesi dell’area, ai quali abbiamo espresso e continuiamo a esprimere la nostra solidarietà. Basta missili, basta droni”. Questo é uno dei passaggi dell’intervista del ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani a Sky News Arabia. Nel corso dell’intervista, il titolare della Farnesina ha inoltre ribadito la posizione italiana a favore di una soluzione diplomatica della crisi. “Siamo sempre dalla parte della pace, del dialogo politico e delle soluzioni negoziali, non dell’uso delle armi. L’Italia vuole sempre favorire la via negoziale. Vogliamo entrare presto in una nuova fase in cui tornino la diplomazia e la politica”.

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