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Il calcio ormai da decenni è uno sport davvero globale. Ha “contaminato” ogni angolo del mondo, persino la sconosciuta, fino a ieri, Curacao che stasera esordirà al Mondiale americano contro la Germania. Lo sport dei ventidue uomini in campo è anche giocato abbastanza bene in ogni angolo del mondo. Non stupisca quindi l’eliminazione, ennesima, dell’Italia uscita ai play-off contro la piccola Bosnia, che, tra l’altro, ha costretto il Canada all’1-1 all’esordio al mondiale. Non stupisca che il Brasile del nostro Ancelotti abbia impattato contro un bel Marocco o che la Turchia di Montella sia affondata contro l’Australia. O che anche la Scozia di McTominay abbia fatto appena un goal contro Haiti.
Il calcio mondiale a matrice europea
E’ vero, il calcio si gioca bene ormai in tutto il pianeta, ma l’imprinting europeo permane. Eclatante il caso dell’Australia vittorioso sulla Turchia di Montella: solo 5 calciatori sui 26 della rosa provengono dalla Lega australiana. Gli altri militano in diversi campionati europei, anche nella Serie A. Non meraviglia, scrivevo sopra, il bel debutto del Marocco. La Nazionale nordafricana, già campione d’Africa, ha una rosa composta al 92% da calciatori che militano in club europei, taluni in squadre molto prestigiose. Hakimi, stantuffo della fascia destra è due volte campione d’Europa con il PSG, Brahim Diaz gioca nel Real Madrid, Saibari, autore del goal contro i verdeoro, proviene dal PSV. Ovvio che incida molto il fattore migratorio, ma sono talenti impregnati di cultura calcistica europea.
Il Qatar di Lopetegui
Caso particolare quello del Qatar. La nazionale qatariota ha bloccato la più quotata nazionale svizzera sull’1-1. I calciatori della squadra araba provengono tutti da campionati locali, ma sono guidati da Lopetegui. Il tecnico spagnolo ha saputo trasmettere disciplina tattica ai suoi, e, lo abbiamo visto qualche sera fa, riesce a motivarli continuamente dalla panchina. C’è anche da dire che da qualche anno diversi calciatori, anche forti, dei campionati europei, stanno migrando nei campionati della penisola araba allettati da ingaggi stratosferici. Li hanno seguiti anche diversi allenatori del Vecchio Continente. Questa contaminazione sta facendo nascere realtà interessanti anche in quelle latitudini, ed il Qatar ne è un esempio lampante.
Insomma il calcio è davvero sport e fenomeno di costume ormai globalizzato. Le sorprese, o presunte tali, del Mondiale sono conseguenza naturale ed allo spettatore non può che far piacere. La manifestazione è appena agli inizi e sicuramente regalerà altre emozioni. Ed allora buon Mondiale e buon calcio a tutti!
