Convegno IdM e LACA per unire gli ospedali delle aree montane
La sezione di Acri di Italia del Meridione promuove un incontro pubblico dedicato alla Sanità di Montagna, con l’obiettivo di presentare una proposta di legge (PDL – AUROZOM) volta a garantire il diritto alla salute e il futuro dei presidi ospedalieri delle aree interne.
La proposta di legge
L’iniziativa, sostenuta dall’associazione LACA e dal comitato “La Cura”, mira a unire sotto un’unica azienda ospedaliera i presidi di Acri, San Giovanni in Fiore, Soveria Mannelli e Serra San Bruno, territori spesso penalizzati dalla distanza e dalle difficoltà di accesso ai servizi sanitari.
I protagonisti dell’incontro
A introdurre e moderare sarà l’ingegnere Salvatore Fabbricatore, segretario della sezione IdM Acri. Seguiranno i saluti di Annalisa Alfano, segretaria provinciale IdM Cosenza, e gli interventi tecnici di Silvio Tunnara (Associazione LACA) e Tullio Laino (Comitato “La Cura”). Le conclusioni saranno affidate all’onorevole Orlandino Greco, presidente della Commissione Affari Istituzionali, Affari Generali e Normative Elettorali.
Un invito alla partecipazione
L’incontro è aperto al pubblico e ai giornalisti. L’obiettivo è ribadire un principio fondamentale: la salute è un diritto, non una distanza.
Riflessione personale
La Sanità di Montagna non è solo un tema tecnico o amministrativo. È una questione identitaria, che riguarda il modo in cui una comunità decide di prendersi cura di sé stessa. Le aree interne vivono spesso una distanza che non è geografica, ma politica: chilometri di attesa, di rinunce, di servizi che arrivano tardi o non arrivano affatto.
Per questo, ogni proposta che tenta di unire, rafforzare e dare stabilità ai presidi montani assume un valore che va oltre la semplice riorganizzazione. Significa riconoscere che la salute non può dipendere dal luogo in cui si nasce o si vive. Significa affermare che anche i territori più piccoli meritano strutture solide, personale stabile e una visione che guardi al futuro.
La sfida è grande, ma necessaria. E forse proprio da queste comunità, spesso considerate periferiche, può partire un modello nuovo: una sanità che non lascia indietro nessuno e che trasforma la fragilità geografica in forza collettiva.

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