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Lockdown energetico: questo è il termine che comincia a serpeggiare secondo quanto scrive anche Rainews.it. Il commissario europeo all’energia, Dan Jørgensen – pochi giorni fa – aveva già esortato gli Stati membri a “prepararsi tempestivamente” a uno scenario più critico. C’è lo spettro del razionamento, che costituirebbe l’esito di una situazione estrema – al momento ancora ipotetica – in cui governi o autorità impongono limitazioni obbligatorie ai consumi di energia (elettricità, gas, carburanti) per evitare una crisi grave o un collasso del sistema.
Lockdown e ricordo Covid
Lockdown, è un’espressione giornalistica che richiama direttamente il 2020: con il lockdown pandemico per l’epidemia di Covid che ha chiuso dentro casa l’Italia. Solo che in quest’ipotesi – energetico – invece di limitare le persone, si limiterebbero le attività, consumi e servizi energetici. Ci potrebbe essere una riduzione obbligatoria dei consumi domestici, per iniziare, poi un probabile stop o rallentamento di alcune industrie. Il tentativo sarebbe quello di “selezionare” quelle strategiche per la tenuta economica del paese – di certo, limitazioni su riscaldamento, illuminazione o mobilità. Questo a grandi linee. Ma su quali settori, potrebbe sostanziarsi un razionamento, ancora non è stato comunicato in via ufficiale dalle istituzioni.
Il precedente degli anni 70′
Nel 1973, in seguito alla guerra del Kippur, i Paesi arabi produttori di petrolio decisero di ridurre le esportazioni verso l’Occidente, causando un’impennata dei prezzi e una forte scarsità di energia. Anche in Italia il Governo introdusse misure drastiche: divieto di circolazione delle auto, riduzione dell’illuminazione pubblica e limiti al riscaldamento. Si trattava, di fatto, di una forma di razionamento energetico per gestire l’emergenza. Rispetto a oggi, il contesto è diverso: le economie sono più diversificate e le fonti energetiche più varie, soprattutto grazie alle rinnovabili. Tuttavia, quella crisi dimostra che, in situazioni estreme, i governi possono intervenire drasticamente sui consumi.
I suggerimenti dell’Europa
Oggi, rispetto agli anni 70′, il fabbisogno di energia è molto cresciuto. All’epoca non esisteva internet, nè l’intelligenza artificiale… Tra le misure suggerite dal Commissario Ue all’energia (non ancora obbligatorie) si punta soprattutto sui trasporti e sull’uso dei carburanti:
1) Ridurre l’uso di diesel e carburanti per l’aviazione
2) Incentivare smart working e lavoro da remoto
3) Limitare gli spostamenti non necessari
4) Favorire trasporto pubblico e car sharing
5) Valutare limiti di velocità più bassi
6) Scoraggiare i voli quando esistono alternative
Le attività più energivore
Uno studio Istat basato sui dati del 2023 descrive, in ordine di potenza energetica impiegata, le imprese maggiormente energivore – ossia che consumano maggiormente energia – dell’Italia. Al primo posto, le attività metallurgiche – acciaierie – in cima alla lista. Poi, fabbricazione di “articoli in gomma e materie plastiche”, a seguire lavorazione minerali non metalliferi ed al quarto le industrie alimentari, di bevande e tabacco. Sono settori senza i quali l’economica del paese smette di girare, e quindi devono essere necessariamente alimentate nonostante la crisi energetica, assieme ai settori pubblici come ospedali, difesa militare, illuminazione pubblica, e trasporti.
Misure adottate nel mondo
Alcuni Paesi hanno già adottato misure drastiche: in Bangladesh università chiuse e blackout programmati, in Myanmar auto a giorni alterni e carburante razionato, in Slovenia limiti diretti all’acquisto di carburante. Altrove si cerca di cambiare le abitudini quotidiane: in Thailandia meno aria condizionata e niente giacche negli uffici, in Vietnam inviti a usare meno l’auto e più mezzi pubblici o biciclette, in Egitto chiusure anticipate e smart working per ridurre i consumi. In altri casi si punta sugli incentivi: in Australia trasporti pubblici gratuiti, nelle Filippine settimana lavorativa ridotta e sussidi ai trasporti.
