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Da che tifo Napoli – cioè da oltre mezzo secolo – non ricordo un mercato estivo così ‘parsimonioso’. Nemmeno un taccagno doc come Zio Paperone o Ebenezer Scrooge ne sarebbe stato capace. Ok, a rischio strabismo, bisognava tenere fisso un occhio sul bilancio da far quadrare e un altro sulle liste da comporre secondo i criteri federali. Ma pretendere di celebrare grandiosamente il centenario del club limitandosi ad ingaggiare una bella speranza come Favasuli ed un’autentica scommessa ad alea altissima come Badiashile mi sembra un paradosso. Ancora più clamoroso di quello della botte piena e della moglie ubriaca. Tanto da far sperare a noi ‘patuti’ che, pur di smuovere le acque, all’ultimo momento comprassero perfino Sigfrido Ranucci, giubilato da Report.
Napoli, situazione da encefalogramma piatto
E, invece, niente, situazione da elettroencefalogramma piatto. Avremo alleggerito il monte-ingaggi, non discuto, ma non altri problemi. La rosa resta vecchia e questo – col calcio molto fisico e meno tecnico che si pratica oggi – è un bell’handicap di partenza. Ancora, preso atto della tacita preferenza di Allegri per Meret, Milinkovic-Savic andava ceduto per non perpetuare quel dualismo che non fa bene alla pacifica convivenza nello spogliatoio. Magari bisognava ingaggiare uno che, nella fatale jattura della famigerata costruzione dal basso, non attenti ogni volta alle nostre coronarie come Alex. Inoltre, la difesa, decimata progressivamente come il settimo cavalleggeri di Custer a Little Big Horn, scricchiola non poco. Pensare di attendere il pieno recupero di Beukema e Marianucci (peraltro, nessuno dei due è abituato a giostrare sul centrosinistra accanto a Rrahmani) affidandosi al riciclato Rafa Marin non è semplicemente un terno al lotto, ma un gioco d’azzardo proibito per legge.
In mediana e in attacco
In mediana seguita a mancare un alter ego per fisicità ad Anguissa (sulle cui prestazioni pesa l’incertezza logorante di un rinnovo o meno da tempi biblici). Senza dimenticare che la defezione fino a dopo la sosta di un top player qual è Scott McTominay (auguri per l’operazione) rappresenta per la squadra un vero colpo al cuore (perdonate l’allusione, ma è proprio così). Mal (e non buon) ultimo, l’attacco, ostaggio delle mancate cessioni sia di Lang che di Lucca e qui sta il vero capolavoro di Manna. Perché non si capisce che senso abbia avuto piazzare di forza tra le mani di entrambi la valigia dei partenti e farli sentire indesiderati per, poi, trattenerli. Perché nemmeno gli Arabi avrebbero acquistato due scarti alle cifre richieste (se non pretese) dalla dirigenza, cioè da De Laurentiis e da Chiavelli.
Le altre big
Insomma, oggi come oggi, non ci siamo rinforzati, siamo più vecchi di un anno e gli infortuni seguitano a fioccare come ai tempi di Conte, anche se adesso non gliene si può addossare la colpa come fino a ieri. Se va bene, si rientra tra le prime quattro dopo Inter (che ha perso Dumfries, ma ha trattenuto Lautaro e non è poco), Roma e Como, con queste ultime due decisamente potenziate come organico. Sperando che la Juve non abbia trovato in Sarr e Woltemade (più di Kolo Muani) i due pezzi mancanti da tempo al mosaico bianconero e che il Milan paghi lo scotto del noviziato di Amorim, di un mercato incompiuto e della cessione di Leão. E sperando ancora che l’Atalanta degli ex Sarri e Giuntoli non ci faccia un dispetto come squadra rivelazione. Insomma, mai come ora tifare Napoli è una questione di fede. Quella di chi crede e spera pur senza un perché. Alla faccia di chi si bea nel festeggiare il centenario.
Avv. Alfonso Esposito
