NAVE SENZA NOCCHIERE IN GRAN TEMPESTA
Nel giro di poche settimane siamo passati dal “progetto Guardiola” — evocato come modello di innovazione, modernità e sviluppo del calcio italiano — a una narrazione che sembra rimpiangere metodologie superate, fondate sull’idea che prima si imparino i gesti tecnici in isolamento e solo dopo si giochi.
Due visioni agli antipodi. Due idee di calcio quasi inconciliabili.
Il problema non è scegliere Guardiola o Ranieri. Il problema è passare dall’una all’altra senza una direzione, senza una filosofia, senza una progettualità riconoscibile.
Questo significa navigare a vista.
E quando una federazione cambia bussola a ogni cambio di vento, il rischio non è soltanto quello di non raggiungere la meta. È di non sapere nemmeno più quale sia.
A cura del prof, Raffaele Di Pasquale
Dopo settimane complicatissime, alla fine Malagò ha sciolto il bandolo della matassa nominando Roberto Mancini nuovo ct dell’Italia. Per l’allenatore si tratta della seconda esperienza alla guida della nazionale, dopo quella che lo aveva portato nel 2021 sul tetto d’Europa, prima dell’addio nel 2023. Di seguito le dichiarazioni del nuovo ct in conferenza stampa.
“Io credo che tre anni fa ci fu una mancanza di comunicazione tra me e Gravina, purtroppo è andata così e mi dispiace. Per me la nazionale è importante, è stato come perdere la donna della vita. Mi dispiace tanto, per tutto ciò che è accaduto. Grazie a Malagò ho avuto una seconda possibilità e cercherò di sfruttarla”.
Cosa pensa di mettere in campo per cancellare l’episodio di tre anni fa?
“Io voglio mettere in campo una squadra che sappia fare quello che abbiamo visto nel 2021. I giocatori sono giovani, bisogna dargli fiducia”.
Come si immagina il primo impatto con i tifosi?
“Cercherò di fare in modo che la squadra cerchi di giocare così bene che i tifosi mi perdonino per ciò che è accaduto”.
Si sente di dire qualcosa sul presidente Gravina?
“Con Gravina ho parlato e ho chiarito: la responsabilità è totalmente mia, ma la questione del 2023 è già alle spalle”.
Rispetto alla scorsa presentazione in cui c’era un clima discretamente disteso, ora è più polemico. Secondo Lei il gap con le altre nazionali è aumentato?
“Quando sei ct della nazionale la pressione c’è sempre. Io penso che in Italia ci siano giocatori bravi, ma bisogna dargli fiducia e farli giocare. Se ricordate Zaniolo, quando venne da noi la prima volta fu in difficoltà già dal raduno, ma dopo tre mesi era già un’altra persona. Penso che di ragazzi così ce ne siano tanti in Italia”.
