Fonte foto: Consigliera Regionale, Rosellina Madeo(PD)
Madeo chiede tempi ufficiali per il trasferimento e segnala il diniego all’ingresso nel cantiere del nuovo presidio di Insiti.
Il percorso verso l’apertura dell’Ospedale della Sibaritide continua a essere segnato da interrogativi irrisolti. Non solo sui tempi del trasferimento dei servizi dai presidi Giannettasio e Compagna alla nuova struttura di Insiti, ma anche sulle modalità con cui le istituzioni possono esercitare il proprio ruolo di vigilanza. È in questo quadro che si inserisce l’interrogazione regionale depositata dalla vicepresidente della Terza Commissione Sanità, Rosellina Madeo, e il racconto del diniego all’accesso ricevuto durante un tentativo di ispezione.
La richiesta di un cronoprogramma ufficiale
Madeo ha chiesto alla Regione di fornire un cronoprogramma dettagliato della migrazione dei servizi verso Insiti. Una richiesta che arriva dopo le indicazioni informali del presidente della Commissione, Angelo Brutto, che aveva parlato di ottobre come mese di avvio dei primi trasferimenti, a partire dagli ambulatori.
La consigliera chiede ora che quelle anticipazioni vengano tradotte in date certe, fasi operative e responsabilità chiare. Il punto è definire quando partiranno gli ambulatori, quando toccherà ai reparti, quale sarà la sequenza dei trasferimenti e quando la migrazione potrà dirsi completata. Domande che diventano centrali mentre la struttura si avvicina alla fase conclusiva dei lavori.
Il tentativo di ispezione e il diniego all’ingresso
La vicepresidente della Commissione Sanità racconta di avere programmato un’ispezione nel rispetto della procedura, senza clamore e preceduta da una comunicazione formale inviata il 15 settembre alla ditta che gestisce il cantiere. L’obiettivo era verificare direttamente lo stato dell’opera.
Il 16 settembre, presentandosi all’ingresso, le sarebbe stato comunicato che la mail non risultava ricevuta. Dopo un confronto con la ditta, la comunicazione sarebbe stata individuata nello spam. Sono seguite altre due mail e una rassicurazione telefonica: l’accesso sarebbe stato consentito il giorno successivo.
Questa mattina, però, il responsabile della sicurezza avrebbe nuovamente negato l’ingresso, sostenendo che non risultava alcuna autorizzazione. Un episodio che apre un interrogativo istituzionale: chi ha disposto il mancato accesso e sulla base di quale procedura?
Madeo: “Negare l’accesso significa negare trasparenza ai cittadini”
Madeo collega il diniego non solo a un ostacolo personale, ma a un limite posto alla possibilità dei cittadini di conoscere lo stato reale dell’opera. “Impedirmi l’accesso non ha significato solo negare la visita a una Consigliera regionale e Vicepresidente della Commissione Sanità, ma anche non consentire ai cittadini di prendere atto di come stanno veramente le cose, con chiarezza e senza filtri”, afferma.
La consigliera richiama inoltre il tema del pluralismo istituzionale: “La Calabria non è di un solo colore politico. Bisogna consentire a tutti di fare il proprio lavoro nel rispetto dei ruoli, anche alla Minoranza, che ha il dovere di onorare il mandato affidato dai cittadini”.
Il contesto: una struttura ancora non operativa
Il sopralluogo negato avviene mentre la struttura di Insiti, pur completata in larga parte, non è ancora operativa. Madeo ricorda che, secondo le promesse degli anni scorsi, l’ospedale avrebbe dovuto essere funzionante dal 2023. Oggi, tre anni dopo, resta un cantiere aperto.
Le rassicurazioni arrivate nei giorni scorsi da esponenti del centrodestra parlano di un avvio degli ambulatori a ottobre. Ma la consigliera sottolinea che, senza un cronoprogramma ufficiale, le informazioni restano frammentarie.
Il tema politico: governare e vigilare
Madeo ribadisce che il ruolo della Minoranza non è accessorio: “C’è chi ha l’onore di governare, ma c’è anche chi ha l’onere di vigilare”. E aggiunge che la salute è un diritto costituzionalmente garantito, che richiede trasparenza e rispetto delle funzioni istituzionali.
La sua valutazione politica è chiara: il rischio è arrivare all’apertura di una struttura moderna senza che tutte le funzioni previste siano realmente attive. Tra le preoccupazioni cita la medicina nucleare, la viabilità e i sottoservizi, elementi che potrebbero incidere sulla piena operatività del presidio.
Una fase decisiva per la credibilità del progetto
L’interrogazione depositata oggi segna un passaggio formale importante. La Regione è chiamata a fornire un quadro completo e verificabile: tempi, modalità, responsabilità e condizioni operative del trasferimento. Solo così sarà possibile valutare se l’Ospedale della Sibaritide potrà davvero rispondere alle esigenze di un territorio che attende da anni un presidio moderno e pienamente funzionante.

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