Un viaggio visivo tra scelte, cadute e rinascite per imparare la legalità attraverso le storie dei Giusti.
“Prendimi per mano”, progetto ideato da Alfonso Toscano dopo il successo del progetto precedente “Chiediti se sono felice” è un percorso narrativo‑visivo che accompagna il lettore dentro una scelta morale: la strada del bene e della legalità, faticosa ma luminosa, oppure quella dell’illegalità, facile ma distruttiva. Il progetto prende per mano chi guarda e lo guida attraverso cadute, ferite, rinascite e gesti di giustizia quotidiana.
Il bivio: dove nasce la scelta
Tre ragazzi si trovano davanti a due strade. La via dell’illegalità è lineare, seducente, apparentemente semplice. Quella della legalità è tortuosa, piena di ostacoli, ma viva. In questa immagine iniziale c’è già il cuore del progetto: la giustizia non è mai la strada più comoda, ma è l’unica che permette di crescere.
La città del male: quando il mondo perde i colori
Il giovane che sceglie la via sbagliata entra in una città che si spegne. Il bianco e nero diventa grezzo, sporco, disordinato. Cyberbullismo, violenza di genere, furti, degrado morale: tutto concorre a mostrare un ambiente che non punisce il male, ma lo normalizza. Il ragazzo perde i suoi colori, diventa parte di ciò che lo imprigiona. È una metafora visiva potente: l’illegalità non è solo un gesto, è un luogo che ti inghiotte.
La fuga e la rinascita: tornare indietro è possibile
Quando il giovane riesce a scappare, il bianco e nero torna definito, le lacrime diventano azzurre, i colori ricominciano a nascere. Il ritorno è difficile, ma possibile. Il progetto lo racconta con delicatezza: chi sbaglia può rialzarsi, chi cade può ritrovare la strada, chi si perde può essere preso per mano.
Il Festival dei Giusti: la luce dei gesti che salvano
La seconda parte è un cambio di tono. Gli stand del Festival dei Giusti diventano fari, le storie diventano semi, i gesti diventano luce. Ogni vignetta è una piccola parabola civile: la gentilezza che trasforma un ragazzo violento, la donazione come filo che lega due cuori, il mare che porta dolore e speranza, la Shoah raccontata attraverso un bambino e un aquilone, la guerra che spezza sogni, la mensa della Caritas che restituisce dignità, il silenzio delle vittime di mafia, la cittadinanza attiva che semina futuro, il Natale che unisce, il ritrovarsi adulti con la stessa luce negli occhi. Qui il progetto diventa davvero “prendimi per mano”: accompagna il lettore dentro la bellezza dei gesti che proteggono, accolgono, ricordano, salvano.
Stile e linguaggio: una grammatica visiva che educa
Il progetto usa tre registri visivi: il bianco e nero definito per la realtà e la dignità, il bianco e nero grezzo per il male, il colore senza ombreggiature per la legalità e la speranza. È una scelta semplice ma potentissima, perfetta per scuole, festival civici, percorsi educativi.
Valutazione complessiva
Prendimi per mano è un progetto maturo, poetico e profondamente educativo. Parla ai giovani senza paternalismo, con immagini che restano e parole che scaldano. È un invito a scegliere il bene non perché è facile, ma perché è l’unica strada che permette di diventare ciò che si è destinati a essere: persone giuste.
