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Il referendum ha dato i suoi verdetti. Con un’alta affluenza alle urne nello scorso weekend, gli elettori hanno dichiarato il loro no alla riforma della Giustizia. Ci sono però dei distinguo anche a carattere geografico. E’ stato un voto ampiamente politicizzato per via delle tante dichiarazioni in campagna elettorale da parte della coalizione di governo e dell’opposizione.
Referendum, vince il no
Il ‘no’ vince il referendum costituzionale sulla giustizia, a sorpresa, con ampio margine. Il 53,25% si schiera contro la riforma del governo Meloni, circa 15 milioni di elettori: quasi 2 milioni in più dei ‘sì’, che si fermano al 46,75%. ‘No’ avanti in tutte le regioni tranne Veneto, Lombardia e Friuli-Venezia Giulia. Maxi-affluenza al voto, che ha sfiorato il 59%. “Occasione persa per modernizzare l’Italia ma andiamo avanti”, afferma la premier. Il campo largo festeggia in piazza. “Una maggioranza alternativa c’è già”. Comunque è già tempo di bilanci e per la maggioranza il risultato è stato peggio delle peggiori aspettative. Quello sul referendum sulla giustizia è percepito, vista anche l’affluenza record, inevitabilmente come “un voto contro il governo”. Per il fedelissimo di Meloni Giovanbattista Fazzolari, nelle situazioni di grande incertezza i cittadini non vogliono fare “salti nel vuoto” e preferiscono “lo status quo”. Ma sta di fatto che per la maggioranza degli italiani la Costituzione non si tocca, o almeno non così.
Le riforme non si fermano
I cittadini hanno parlato “chiaro”. Da sciocchi che non sanno fare politica non tenerne conto. Questo sarebbe stato uno dei pensieri – si racconta in ambienti della maggioranza – che la premier avrebbe espresso coi suoi. Eppure bisogna restare concentrati per non dare spazio (e tempo), al centrosinistra di costruire un’alternativa di governo. Perché, come ammette in tv uno dei suoi luogotenenti, Giovanni Donzelli, “con questi numeri” potrebbero anche vincere. Bisogna fare attenzione a “non restare a farsi rosolare”, le suggerisce più di qualcuno dei fedelissimi. “Sarà un anno di campagna elettorale”, e “le fibrillazioni” non potranno che aumentare, pronostica un big della maggioranza che di stagioni del centrodestra ne ha vissute parecchie. Anche per questo il braccio destro della premier predica “serenità” e ancora “maggiore compattezza” della coalizione, alla luce – dice il sottosegretario alla Presidenza – di una campagna elettorale che è stato il centrosinistra a “radicalizzare”. Il programma va avanti, riforma della giustizia compresa. L’obiettivo é quello di arrivare “a fine legislatura” avendo onorato “tutti gli impegni presi con gli italiani”, ragiona Fazzolari. Spiegando che si andrà avanti anche col “premierato”, che è parcheggiato da più di un anno oramai in commissione Affari costituzionali a Montecitorio. E pure con la legge elettorale, che altro non è che “una tappa del premierato”, e potrebbe iniziare il suo iter alla Camera già in settimana.

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