Un’intervista sincera in cui Tullio Sorrentino ripercorre origini, ruoli, amicizie sul set e progetti futuri tra teatro e fiction.
Nel panorama della fiction italiana, Tullio Sorrentino è una presenza solida, riconoscibile, capace di attraversare generi e registri con una naturalezza che appartiene solo agli attori che non hanno mai smesso di osservare la vita. Davide Zardi, di GBT Magazine, lo ha incontrato per una conversazione sincera e a tratti sorprendente, in cui emergono l’istinto, la disciplina e la leggerezza con cui Sorrentino ha costruito un percorso artistico lungo, coerente e profondamente umano. Ne nasce un ritratto autentico, lontano dalle sovrastrutture, in cui l’attore ripercorre le sue origini, i ruoli più amati, le amicizie nate sul set e lo sguardo con cui affronta un mestiere che continua a scegliere ogni giorno.
L’incontro con Tullio Sorrentino restituisce l’immagine di un attore che ha fatto della naturalezza il proprio metodo e della continuità il proprio percorso. Un artista che non ha mai inseguito il mestiere, ma che nel mestiere si è trovato, quasi per destino, trasformando un talento istintivo in una professione solida, costruita tra teatro, cinema e televisione.
Le origini di una vocazione inconsapevole
Sorrentino racconta di non ricordare una vera domanda su cosa volesse fare da grande. Cresciuto in una famiglia numerosa, non immaginava il palcoscenico come futuro possibile. Eppure, già da bambino, organizzava recite con i cugini, scriveva, dirigeva, suggeriva. “Facevo tutto senza rendermi conto di quello che stavo facendo”, ricorda. Il primo passo concreto arriva a quindici anni, con la filodrammatica scolastica e le commedie di Eduardo. Un’attrice, dopo averlo visto in scena, gli suggerisce di tentare l’Accademia. Lui ci prova senza crederci troppo, e viene preso. Da lì, il percorso si definisce da sé: anni di teatro, tournée importanti, poi l’ingresso nel mondo delle fiction.
Pur avendo studiato e lavorato a lungo sul palcoscenico, Tullio Sorrentino rivendica un approccio istintivo alla recitazione. Non si è mai ispirato a un attore in particolare, anche se riconosce la grandezza di figure come Luca Marinelli, che definisce «straordinario» nella recente interpretazione di Mussolini. Tra le attrici, cita Paola Cortellesi, con cui ha già lavorato ma con il desiderio di condividere un progetto più ampio.
Un mestiere che si impara vivendo
Diventare attore, per lui, non è stato difficile: “Le cose sono venute e le ho fatte”. Dopo l’Accademia, arrivano i primi ruoli grazie ai registi che lo avevano formato. Poi la lunga tournée con Massimo Castri e, successivamente, la televisione. Imparare un copione non è un ostacolo: al cinema e in tv preferisce studiare giorno per giorno, mentre il teatro richiede un lavoro più strutturato. Ma la memoria, dice, “risponde sempre bene”.
Tra i lavori che ricorda con più affetto ci sono La notte di Pasquino, diretto da Gigi Magni con Nino Manfredi, e Il furto del tesoro di Alberto Sironi, accanto a Luca Zingaretti. Negli ultimi dieci anni, però, il legame più forte è quello nato sul set di Rocco Schiavone: “Con Mirko Frezza siamo diventati molto amici. Con Marco Giallini lavoriamo insieme da sette stagioni e ci troviamo benissimo”.
Il rapporto con i non professionisti e la regia
Sorrentino non esclude chi non è attore: ha diretto cortometraggi e lavorato con interpreti alla prima esperienza, anche se richiede più tempo e pazienza. “È meglio lavorare con i professionisti, ma non mi crea problemi se capita il contrario”, afferma.
L’attore anticipa che a gennaio inizieranno le riprese dell’ottava stagione della serie. Parallelamente, tornerà a teatro con lo spettacolo I weekend al mare. Se deve descrivere Rocco Schiavone in tre parole, sceglie: “particolare, coinvolgente, divertente”. Poi aggiunge una quarta: “profonda”.
Tra vita privata e scelte professionali
Figlio di una famiglia di ristoratori, conosce bene la fatica del settore e non immagina di aprire un locale: “È un lavoro massacrante, ti condanna a vivere sempre nello stesso posto”. I momenti più belli della sua vita coincidono con la nascita dei suoi tre figli e con le notizie che hanno segnato la sua carriera: l’ammissione in Accademia, le prime scelte importanti, i ruoli conquistati. I momenti più difficili, invece, sono quelli dei provini non superati. Ma oggi li vive con distacco: “Faccio il provino e poi me ne dimentico. Non è la persona a essere rifiutata, ma l’idea che non sei adatto a quel personaggio”.
Il messaggio ai giovani
A chi sogna questo mestiere, Tullio Sorrentino consiglia passione, intraprendenza e tenacia. “Non darsi mai per vinti. In qualsiasi momento può succedere qualcosa che cambia la carriera”. Una lezione che arriva da un attore che ha costruito il proprio percorso senza forzature, lasciando che il talento trovasse la sua strada.
