Ubaldo Pantani e le sue imitazioni
Lapo? “L’ho cambiato molto nel corso degli anni. Quando mi incazzo assomiglio molto ad Allegri”
Ubaldo Pantani racconta le sue esilaranti imitazioni: «Lapo? L’ho cambiato molto nel corso degli anni. Somiglio ad Allegri quando”
Ubaldo Pantani, 54 anni, cecinese doc, è uno dei volti più amati della comicità italiana. Per dodici anni colonna portante di “Quelli che il calcio”, oggi è una delle punte di diamante del GialappaShow. Oggi c’è una sua intervista al Corriere della Sera e i riferimenti calcistici sono molti, proprio come i suoi personaggi.
LAPO «L’ho cambiato molto nel corso degli anni. Prima la chiave comica era legata alla sua vita di eccessi. Poi si è trasformato quasi in un personaggio di fantasia, che ha poca attinenza con la persona veramente esistente. Oggi è un ricco gaffeur che mantiene l’ingenuità del matto: dice cose che gli altri non oserebbero dire».
BUFFON «Ha un modo di parlare che ride sempre, l’ho immaginato simile all’Orso Yoghi, ha quella musicalità, quei fonemi rotondi”.
ASSOMIGLIA A QUALCUNO DEI PERSONAGGI CHE IMITA «A nessuno, perché di fatto è un gioco, però quando mi incazzo assomiglio molto ad Allegri”.
COSA SOGNAVA «Come un milione di bambini in Italia sognavo di fare il calciatore. La mia testa, la Ram del mio cervello, è sempre stata riempita da figurine. Ancora oggi sono un giocatore di Subbuteo”.
GIOCATORE «Giocavo davvero a calcio, a livello dilettantistico in Toscana. Centrocampista”.
OLTRE AL SUBBUTEO «Colleziono ancora le figurine dei calciatori, da ragazzino le usavo per trasformarle in un gioco d’azione con la pallina. Avevo in testa solo il pallone. Attraverso il calcio ho imparato la geografia, perché per me le città erano quelle che avevano le squadre in C2. So a memoria le città natali dei campioni del mondo: Subiaco di Graziani, Nettuno di Bruno Conti…”
LA GIALAPPA’S “Stavano cercando un sostituto di Fabio De Luigi e mi fecero il provino in diretta radio. Mi chiesero di fare Materazzi e pensai: ma chi cazzo lo sa fare Materazzi? Ho avuto un’ora di tempo per studiarlo, loro volevano vedere la mia capacità di essere reattivo”.
È STATO 12 ANNI A «QUELLI CHE IL CALCIO». “Quando è finito, per i primi 6 mesi mi è mancata la terra sotto i piedi. Per dodici anni avevo vissuto nello stesso albergo, da settembre a maggio: un periodo folle”.
