Napoli 16/03/2023 - riunione comitato di ordine e sicurezza pubblica / foto Image nella foto: Aurelio De Laurentiis
Le recenti dichiarazioni di Roberto Saviano riportano al centro del dibattito un tema tanto delicato quanto persistente nel calcio italiano: il rapporto tra il mondo ultras e gli ambienti criminali. L’inchiesta “Doppia Curva”, citata dallo scrittore, rappresenta solo uno dei tanti episodi che negli anni hanno sollevato interrogativi profondi sulla gestione delle tifoserie organizzate e sul ruolo delle società calcistiche. Il fenomeno ultras nasce come espressione di passione e appartenenza, ma in diversi contesti si è progressivamente intrecciato con dinamiche che vanno ben oltre il tifo. Gestione dei biglietti, parcheggi, merchandising parallelo e controllo del territorio intorno agli stadi sono diventati, in alcuni casi, strumenti di potere e profitto.
Ultras e curve: il nodo del controllo e degli interessi
Le curve degli stadi rappresentano il cuore pulsante del tifo, ma anche uno spazio strategico. Qui si concentrano leadership, gerarchie e, talvolta, interessi economici rilevanti. Le accuse mosse da Saviano riguardano proprio la gestione di questi spazi e i presunti rapporti con organizzazioni criminali. D’altronde, risaputo che in certi ambienti è più facile rispetto ad altri inserirsi e mettere le radici soprattutto in contesti che rappresentano quasi zone ormai franche difficili da scandagliare e da ripulire.
Secondo questa visione, alcune società avrebbero sottovalutato o gestito in modo superficiale il problema…
…limitandosi a dichiararsi “parte lesa” senza affrontare alla radice il sistema. Il risultato è una zona grigia in cui responsabilità dirette e indirette si intrecciano, rendendo difficile distinguere tra complicità e incapacità di controllo. Non è mai ben chiaro il confine esatto fra connivenza con certi ambienti e reale incapacità di sottrarsi, in quanto non apertamente e completamente tutelati, all’arma del ricatto.
Ultras e criminalità organizzata: un problema sistemico
Il collegamento tra gruppi ultras e criminalità organizzata non è un fenomeno isolato né recente. In diverse realtà italiane, indagini giudiziarie hanno evidenziato infiltrazioni legate a gruppi mafiosi, interessati a sfruttare il calcio come strumento di consenso sociale e guadagno economico. Questo sistema non riguarda una singola squadra, ma si presenta come un problema strutturale del calcio italiano. Le tifoserie organizzate possono diventare, in determinati contesti, veicoli di pressione nei confronti delle società, influenzando decisioni e dinamiche interne. L’altro che risaputo che certi contesti criminali trovano humus facile laddove passione ed interessi economici si intrecciano creando connessioni spesso pericolose e difficili da disciplinare o comunque regolamentare.
Responsabilità dei club: tra omissioni e difficoltà
Le parole di Saviano chiamano in causa direttamente le società calcistiche, accusate di non aver gestito adeguatamente i rapporti con le frange più estreme del tifo. Tuttavia, la questione è complessa: i club si trovano spesso a operare in un equilibrio fragile tra sicurezza, consenso dei tifosi e interessi economici. Da un lato, rompere completamente con determinati gruppi può comportare tensioni e problemi di ordine pubblico. Dall’altro, tollerare certe dinamiche rischia di alimentare un sistema opaco. È proprio in questa ambiguità che si inseriscono le critiche più dure. Si tratta quindi di zone oscure che nascondono probabilmente situazioni ben più articolate e complesse di quelle che sono finora emerse da indagini giornalistiche che hanno potuto solo scoprire chiare il lato superficiale del fenomeno criminale sportivo.
Ultras e Napoli: un percorso di distacco recente
Nel panorama italiano, Napoli rappresenta un caso interessante. In passato, anche la realtà partenopea è stata segnata da episodi controversi legati al mondo ultras e a figure simboliche che incarnavano un certo tipo di potere nelle curve. Negli ultimi anni, però, si è registrato un tentativo più deciso di separare l’immagine del club da determinati ambienti. Questo processo non è stato semplice né immediato, ma ha segnato una discontinuità importante rispetto al passato. La società ha cercato di rafforzare il controllo interno e di ridefinire il rapporto con la tifoseria. Si è cosi puntati a un modello più istituzionale e meno permeabile a influenze esterne. Pur non essendo un percorso concluso, rappresenta un segnale significativo nel contesto del calcio italiano.
Un particolare plauso al presidente De Laurentiis…
…che sin dall’inizio del suo insediamento partenopeo ha saputo pian piano radicare collegamenti e fili da certi contesti criminali esponendosi in prima persona ad essere spesso oggetto di critiche o anche ricatti. È ovvio che il fenomeno non va generalizzato a tutti i gruppi ultras spesso rappresentati, invece, da tifosi veri e appassionati che con sacrificio sostengono la propria squadra a sette giorni su sette non solo la domenica. Il mondo ultras è un mondo complesso da analizzare e non bisogna fare l’errore di ridimensionare il fenomeno nè, al contempo, di generalizzare senza apportare le giuste differenziazioni.
Ultras e futuro: tra riforme e cambiamento culturale
Il tema del rapporto tra ultras e criminalità richiede interventi che vadano oltre le singole inchieste. Servono riforme strutturali, maggiore trasparenza nella gestione degli stadi e un cambiamento culturale che coinvolga società, tifosi e istituzioni. Le curve possono tornare a essere luoghi di passione autentica solo se liberate da logiche di potere e interessi illeciti. Il calcio, in quanto fenomeno sociale di massa, ha la responsabilità di affrontare questa sfida in modo deciso. Le parole di Saviano, al di là delle polemiche, riportano l’attenzione su una questione che non può più essere ignorata: il confine tra tifo e criminalità deve essere tracciato con chiarezza, per il bene dello sport e della sua credibilità.

1 thought on “Ultras e criminalità: un legame storico difficile da spezzare”
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