La Consulta dei Calabresi nel Mondo apre una nuova fase con la visione del consigliere regionale Orlandino Greco.
La Consulta dei Calabresi nel Mondo torna in presenza dopo sette anni e segna una svolta politica e istituzionale per la Regione Calabria. Il Consigliere regionale della Lega, Orlandino Greco, guida questo nuovo percorso con una visione chiara: trasformare la memoria dell’emigrazione in un progetto contemporaneo, capace di unire territori, comunità e nuove generazioni. Greco propone una Calabria che dialoga con i propri figli nel mondo, costruisce relazioni permanenti e apre spazi di partecipazione reale. Una Calabria, come lui stesso afferma, «senza confini», che riconosce nella diaspora una risorsa strategica per cultura, imprese, università e turismo delle radici.
Noi di GBT Magazine abbiamo intercettato telefonicamente il Consigliere Greco per approfondire insieme obiettivi, metodo e prospettive di questa stagione nuova, che punta a rendere la Consulta un’infrastruttura stabile e operativa per il futuro della regione.
Introduzione e visione generale
Onorevole Greco, grazie per la disponibilità. Dopo sette anni la Consulta dei Calabresi nel Mondo torna finalmente in presenza. Qual è il valore istituzionale e simbolico di questo ritorno per la Calabria e per le comunità all’estero?
Dopo sette anni il ritorno in presenza della Consulta ha certamente un grande valore istituzionale, ma credo abbia soprattutto un valore simbolico profondo. Perché non si tratta semplicemente di riunire nuovamente un organismo istituzionale, ma di rimettere insieme una comunità. La Calabria non coincide soltanto con i propri confini geografici. Vive nelle nostre città, nei nostri borghi e nelle nostre montagne, ma vive anche nelle comunità che, nel corso di oltre un secolo di emigrazione, hanno costruito nuove vite nei diversi continenti senza mai recidere completamente il legame con la terra d’origine. Per questo abbiamo voluto che questi quattro giorni fossero qualcosa di più di una sessione istituzionale. Saranno giorni di incontro, confronto e ascolto, ma soprattutto rappresenteranno un nuovo punto di partenza. La Calabria torna ad incontrare i propri figli nel mondo con una consapevolezza nuova: quella che questa grande comunità internazionale non rappresenta soltanto una pagina della nostra storia, ma una parte viva del nostro presente e una risorsa straordinaria per il futuro.
Lei ha parlato di una nuova stagione della Consulta. Quali elementi la rendono diversa dalle precedenti e quali obiettivi strategici vi siete posti?
La differenza fondamentale sta nella visione. Per troppo tempo abbiamo guardato ai Calabresi nel Mondo quasi esclusivamente attraverso la lente della memoria, dell’emigrazione e della nostalgia. È una storia che merita rispetto e che rappresenta una parte fondamentale della nostra identità, ma oggi non può bastare. La nuova stagione della Consulta parte da una domanda diversa: cosa può diventare oggi questa straordinaria comunità internazionale per il futuro della Calabria? Abbiamo una rete fatta di associazioni, professionisti, imprenditori, ricercatori, studenti, giovani e nuove generazioni che vivono nei diversi continenti. Una rete di competenze e relazioni che la Calabria possiede già. La vera sfida è imparare a metterla a sistema. Per questo vogliamo una Consulta più operativa, permanente e capace di produrre risultati concreti. Pensiamo a programmi annuali, gruppi di lavoro tematici, strumenti digitali e a un rapporto stabile con le comunità. Vogliamo passare dalla memoria al progetto. Dalle radici alle opportunità. Da un organismo che si riunisce periodicamente a una vera infrastruttura relazionale della Calabria nel mondo.
Identità, radici e progetto
«Dalla memoria al progetto»: come si traduce concretamente questa visione nel lavoro della Consulta?
Si traduce innanzitutto in un cambio di prospettiva. La memoria è fondamentale, perché senza memoria non esiste identità. Ma le radici non possono essere soltanto un luogo nel quale tornare con il ricordo. Devono diventare una forza capace di generare futuro. Concretamente significa costruire strumenti permanenti di relazione tra la Calabria e le sue comunità nel mondo. Significa lavorare sul turismo delle radici, sulla formazione, sulla mobilità degli studenti, sull’internazionalizzazione delle imprese, sulle nuove generazioni e sulle competenze professionali.
Significa anche coinvolgere direttamente i consultori nella definizione delle politiche regionali che riguardano i Calabresi nel Mondo. La domanda non deve essere soltanto come tutelare chi è partito. La domanda più ambiziosa è: come possiamo mettere chi vive fuori dalla Calabria nelle condizioni di continuare a sentirsi parte della Calabria e, se lo desidera, contribuire al suo futuro? Ecco perché parliamo di progetto. Perché vogliamo trasformare un legame storico e affettivo in una relazione contemporanea, concreta e capace di produrre opportunità.
In che modo le radici possono diventare una leva contemporanea di sviluppo, innovazione e relazioni internazionali?
Le radici sono una straordinaria rete di relazioni. Pensiamo a quanti calabresi e discendenti di calabresi vivono oggi nel mondo e operano nelle università, nelle imprese, nella ricerca, nelle professioni e nelle istituzioni.
Quella rete esiste già. Dobbiamo imparare a riconoscerla e a valorizzarla. Un giovane professionista calabrese che lavora in una grande realtà internazionale, un imprenditore che ha costruito un’impresa all’estero, un ricercatore che opera in un’università straniera o un’associazione che da decenni custodisce e promuove la nostra cultura rappresentano tutti un patrimonio per la Calabria. L’identità non deve essere considerata una gabbia. È una forza. Le radici non servono a trattenerci, ma a permetterci di crescere. La Calabria del futuro non dovrà scegliere tra le proprie radici e il mondo. Dovrà fare esattamente il contrario: utilizzare le proprie radici per aprirsi ancora di più al mondo.
Il ruolo delle istituzioni regionali
Il presidente Occhiuto aprirà i lavori della sessione plenaria. Quanto è importante che la Consulta sia sostenuta direttamente dalla Presidenza della Regione?
È molto importante perché il rilancio della Consulta deve essere considerato una scelta politica dell’intera Regione Calabria e non una questione confinata a un singolo settore. La presenza del presidente Roberto Occhiuto all’apertura dei lavori rappresenta proprio questo: il riconoscimento del valore strategico che le comunità calabresi nel mondo possono avere per il futuro della nostra regione. La Consulta riguarda la cultura, il turismo, le relazioni internazionali, le imprese, l’università, i giovani e la formazione. È quindi naturale che coinvolga l’intera struttura istituzionale della Regione. In questi giorni avremo il contributo della Presidenza, del Consiglio regionale, degli assessori, dei dirigenti regionali, del mondo universitario e delle realtà che rappresentano gli italiani all’estero. Questo lavoro di squadra è fondamentale. Per costruire una Calabria globale non basta una delega. Serve una visione condivisa dell’intera istituzione regionale.
Il rilancio della Consulta è frutto di un lavoro di squadra. Quali sono stati i passaggi decisivi che hanno permesso di ricostruire questo percorso?
Il primo passaggio è stato quello di ricostruire un rapporto che rischiava di indebolirsi. Dopo sette anni era necessario innanzitutto riprendere il dialogo, ascoltare le comunità e ricostruire una relazione stabile con le associazioni, le federazioni e tutte le realtà che rappresentano i Calabresi nel Mondo. Abbiamo lavorato con gli uffici regionali e con i diversi interlocutori per capire non soltanto quali fossero le esigenze, ma soprattutto quale dovesse essere oggi la missione della Consulta. Da questo confronto è nata l’idea di una nuova fase. Il secondo passaggio è stato quello di costruire un percorso che non si esaurisse in un singolo evento. Per questo abbiamo previsto il confronto sul Piano annuale degli interventi, il coinvolgimento diretto dei consultori, l’elezione del Comitato direttivo, la discussione sul futuro della normativa e l’approvazione di un documento finale. Il ritorno della Consulta, quindi, non è il punto di arrivo. È il punto di partenza di un percorso nuovo.
Consultori e rappresentanza internazionale
L’insediamento dei nuovi consultori è uno dei momenti centrali. Quali criteri hanno guidato la selezione e quale ruolo operativo avranno nei prossimi mesi?
Abbiamo bisogno di una Consulta che rappresenti realmente la complessità della Calabria nel mondo. Una comunità che vive in contesti geografici, culturali e sociali molto diversi e che non può essere raccontata attraverso una visione uniforme. I consultori dovranno essere innanzitutto un ponte tra le comunità e la Regione. Dovranno portare in Calabria esigenze, idee, proposte e criticità, ma allo stesso tempo contribuire a portare nel mondo le opportunità, i progetti e la nuova immagine della nostra regione. Il loro ruolo non dovrà essere soltanto simbolico.
Durante questi giorni saranno coinvolti nella discussione sul Piano degli interventi, nel documento finale e nella definizione delle priorità future. Nei prossimi mesi dovranno diventare parte attiva di una rete permanente. Non abbiamo bisogno di rappresentanti che vengano in Calabria una volta ogni tanto. Abbiamo bisogno di una rete che lavori tutto l’anno.
Come immagina il contributo dei consultori nel rafforzare la rappresentanza internazionale della Calabria?
Immagino i consultori come nodi di una grande rete internazionale. Ogni consultore conosce il proprio territorio, la propria comunità, le associazioni, le opportunità e spesso anche le difficoltà che vivono i Calabresi nel Paese in cui risiedono. Questa conoscenza deve diventare patrimonio della Regione. Il nostro obiettivo è costruire una relazione bidirezionale. La Calabria deve ascoltare il mondo, ma deve anche essere capace di raccontarsi e promuoversi attraverso le sue comunità. I consultori possono avere un ruolo importante nella promozione culturale, nel turismo delle radici, nei rapporti tra università, nelle opportunità per i giovani e nell’internazionalizzazione delle imprese. In altre parole, devono contribuire a fare in modo che la Calabria sappia rappresentarsi anche attraverso i suoi figli nel mondo.
Università, cultura, turismo delle radici
Nel programma sono previsti interventi di accademici, dirigenti regionali e rappresentanti del CGIE. Quale valore aggiunto può arrivare dal mondo universitario e culturale?
Un valore enorme, perché oggi la relazione con i Calabresi nel Mondo deve essere affrontata anche attraverso la conoscenza e la ricerca. L’università può aiutarci a comprendere come è cambiata l’emigrazione, quali sono le caratteristiche delle nuove mobilità e come vivono le seconde e le terze generazioni il rapporto con la Calabria.
Ma può fare anche molto di più. Pensiamo alla mobilità internazionale degli studenti, agli scambi tra università, alla ricerca, alla formazione e alle nuove professionalità. Esistono tanti calabresi che lavorano nei luoghi dove oggi si costruisce il futuro: università, centri di ricerca, imprese innovative e grandi realtà internazionali. La sfida è creare ponti tra queste competenze e la Calabria. Per questo la presenza del mondo universitario, degli studiosi, dei dirigenti regionali e del CGIE è particolarmente importante. Vogliamo costruire una Consulta che abbia una visione, ma che sappia anche studiare, programmare e costruire strumenti concreti.
Il turismo delle radici è uno dei temi più attesi. Quali opportunità può generare per i territori calabresi e quali strumenti servono per renderlo strutturale?
Il turismo delle radici rappresenta una delle opportunità più interessanti che abbiamo davanti. Chi torna in Calabria per cercare il paese del proprio nonno, una casa di famiglia, una fotografia, un cognome o una chiesa non è semplicemente un turista. Sta cercando una parte di sé. Ed è proprio questa dimensione personale che può trasformarsi in una grande opportunità per i territori. Pensiamo ai piccoli borghi, alle aree interne, alle tradizioni, all’enogastronomia e al patrimonio culturale. Il ritorno alle origini può generare nuove relazioni, ma anche economia, accoglienza, servizi e investimenti. Per renderlo strutturale serve una rete. Regione, Comuni, associazioni, operatori turistici e comunità all’estero devono lavorare insieme. La Consulta può avere un ruolo fondamentale proprio nel mettere in comunicazione questi soggetti.Ma dobbiamo avere anche il coraggio di pensare oltre il turismo. Il vero obiettivo è fare delle radici non un luogo nel quale tornare soltanto con la memoria, ma un ponte attraverso il quale tornare a vivere la Calabria, conoscerla, promuoverla e, perché no, investire nel suo futuro.
La giornata sarà accompagnata da momenti culturali, tra cui la proiezione del video «Calabria. L’orgoglio delle origini» e le mostre dedicate alle radici. Quanto è importante raccontare la Calabria anche attraverso linguaggi visivi e narrativi?
È fondamentale. Le istituzioni devono certamente programmare e amministrare, ma devono anche saper raccontare. La Calabria ha bisogno di una narrazione contemporanea, capace di valorizzare la sua storia senza
rimanere prigioniera degli stereotipi. Il video «Calabria. L’orgoglio delle origini» e le mostre dedicate alle radici vanno proprio in questa direzione. Raccontare significa creare emozione, riconoscimento e appartenenza. Per chi vive a migliaia di chilometri di distanza, un’immagine, una storia o un paesaggio possono riattivare un legame profondo. Ma vogliamo raccontare anche la Calabria di oggi: una regione capace di produrre, innovare, formare competenze e costruire nuove opportunità. La narrazione diventa quindi uno strumento di relazione. E una Calabria che vuole essere internazionale deve imparare a raccontarsi al mondo con linguaggi diversi, moderni e capaci di parlare anche alle nuove generazioni.
Piano annuale degli interventi
Durante i lavori sarà presentata la proposta del Piano annuale degli interventi. Quali sono le priorità che avete individuato per rafforzare le relazioni con le comunità calabresi nel mondo?
Il Piano rappresenta il passaggio dalla visione all’azione. Le priorità che abbiamo individuato riguardano innanzitutto il rafforzamento dell’identità e del legame culturale con la Calabria, ma accanto a questo abbiamo voluto inserire con forza la promozione internazionale del territorio. Cultura, turismo, iniziative editoriali, rapporti tra università, mobilità di studenti e docenti, sostegno alle associazioni e alle federazioni sono alcuni degli ambiti sui quali intendiamo lavorare. A questi vogliamo affiancare una maggiore attenzione alle nuove generazioni, alle competenze professionali, all’internazionalizzazione delle imprese e agli strumenti digitali di connessione. Il Piano deve consentirci di superare una logica episodica. Non vogliamo lavorare soltanto per singoli eventi. Vogliamo costruire un programma annuale, con priorità chiare e una capacità di verificare concretamente ciò che realizziamo.
In che modo il confronto con i consultori contribuirà a definire un Piano realmente condiviso e operativo?
Sarebbe un errore pensare di costruire il Piano soltanto dalla Calabria. Le comunità che vivono all’estero conoscono direttamente le esigenze, le opportunità e i cambiamenti che avvengono nei diversi Paesi.
Per questo abbiamo previsto un confronto aperto con i consultori. Vogliamo ascoltare le loro proposte, raccogliere esperienze e costruire insieme le priorità. Il Piano deve essere uno strumento della Regione, ma deve nascere da una relazione reale con chi rappresenta le comunità. La differenza è tutta qui: non chiediamo ai consultori semplicemente di approvare un documento. Chiediamo loro di contribuire a costruirlo e poi di essere parte attiva nella sua realizzazione. Solo così la Consulta può diventare realmente operativa.
Giovani, imprese, nuove generazioni
Lei sottolinea spesso il ruolo dei giovani calabresi nel mondo. Come possono diventare protagonisti di questa nuova fase della Consulta?
I giovani rappresentano probabilmente la sfida più importante. Per molti figli e nipoti degli emigrati il rapporto con la Calabria passa attraverso la memoria familiare. Per altri, invece, la Calabria rappresenta una terra da riscoprire. E poi ci sono i giovani calabresi che oggi partono per studiare, lavorare, fare ricerca o costruire un’impresa. La Consulta deve essere capace di parlare a tutti loro. Dobbiamo creare spazi di partecipazione reale, utilizzare gli strumenti digitali, favorire gli scambi e mettere in relazione chi vive in Calabria con chi ha costruito la propria esperienza nel mondo. La piattaforma digitale che presenteremo va esattamente in questa direzione. Vogliamo una rete moderna, quotidiana e soprattutto partecipata.Un giovane calabrese che vive a Londra, Berlino, New York o Melbourne deve poter mantenere un rapporto concreto con la propria terra. Non soltanto attraverso un ricordo, ma attraverso opportunità di formazione, progetti, relazioni professionali e iniziative comuni. Più giovani coinvolti significa una Consulta più viva e una Calabria più connessa al mondo.
Le imprese calabresi possono trovare nella diaspora una rete strategica. Quali strumenti immaginate per favorire scambi, collaborazioni e nuove opportunità economiche?
Le comunità calabresi nel mondo possono rappresentare una straordinaria rete di relazioni anche per le nostre imprese. Questo non significa pensare ai Calabresi nel Mondo come a semplici intermediari commerciali. Significa riconoscere che esistono nei diversi Paesi competenze, relazioni professionali, conoscenza dei mercati e una forte sensibilità verso la terra d’origine. Dobbiamo creare occasioni di incontro tra imprese calabresi, professionisti e comunità internazionali. Il confronto previsto sull’import-export, sull’internazionalizzazione e sul Made in Calabria va proprio in questa direzione. Dobbiamo lavorare per costruire relazioni economiche e culturali più strutturate, valorizzando le nostre eccellenze: dall’agroalimentare alla cultura, dal turismo alle nuove tecnologie.
Ogni associazione, ogni comunità e ogni professionista può diventare parte di una grande infrastruttura relazionale. La Calabria deve imparare a considerare le relazioni come una forma di ricchezza.
Una Calabria senza confini
«Una Calabria senza confini»: qual è la visione di lungo periodo che immagina per questo organismo?
Immagino una Consulta che diventi il laboratorio permanente della Calabria globale. Una Calabria senza confini non significa una Calabria senza identità. Al contrario. Significa una Calabria così consapevole della propria identità da poterla portare nel mondo e allo stesso tempo aprirsi alle esperienze che il mondo può restituirle. La visione di lungo periodo è quella di una rete stabile tra Regione, Comuni, università, associazioni, federazioni, imprese, professionisti, giovani e comunità calabresi nei diversi continenti. Una rete capace di lavorare tutto l’anno. Mi piacerebbe che tra qualche anno non dovessimo più parlare della Consulta soltanto in occasione
di una riunione plenaria, ma come di uno strumento quotidiano di relazione. Una piattaforma digitale, gruppi di lavoro, programmi annuali, progetti internazionali, iniziative dedicate ai giovani, turismo delle radici, rapporti universitari e nuove opportunità per le imprese. Questa è la Calabria senza confini che immaginiamo. Non una Calabria che perde i propri figli quando partono, ma una Calabria che continua a camminare insieme a loro ovunque si trovino.
Quale messaggio vuole rivolgere ai calabresi che vivono nei diversi continenti e che guardano alla Consulta come a un ponte con la loro terra d’origine?
Vorrei dire loro che la Calabria non li ha dimenticati. Ma vorrei dire anche qualcosa di più: oggi non vogliamo limitarci a ricordare la storia di chi è partito. Vogliamo costruire insieme una nuova storia. I Calabresi nel Mondo non sono una periferia della Calabria. Sono una parte della Calabria. Ovunque vivano, continuano ad essere portatori di una storia, di una cultura e di un legame che può trasformarsi in qualcosa di importante anche per le nuove generazioni. Il messaggio è semplice: questa Consulta vuole essere la vostra casa istituzionale, ma soprattutto uno spazio nel quale poter partecipare, proporre e costruire. Abbiamo bisogno delle vostre idee, delle vostre competenze, delle vostre esperienze e delle vostre relazioni. Perché una Calabria capace di dialogare con i propri figli nel mondo è una Calabria che non perde pezzi della propria storia, ma allarga i confini del proprio futuro. Ed è forse questa la sfida più bella che abbiamo davanti: non costruire una Calabria che guarda nostalgicamente a chi è partito, ma una Calabria capace di guardare al mondo attraverso chi è partito. Perché le distanze possono dividere i luoghi, ma non necessariamente le comunità. E noi vogliamo fare in modo che ogni calabrese, ovunque viva, possa continuare a sentirsi parte di una stessa grande storia. Una storia che parte dalle nostre radici, ma che ha ancora tutto il futuro davanti.
