A cura di Valentina Giua

Foto di gruppo, Le Veglie di Agata 2026
Un’apertura dedicata a Vera Ambra
La serata si è aperta nel segno della memoria, con un omaggio intenso e carico di significato dedicato alla poetessa Vera Ambra. È stata Valentina Giua, ideatrice e curatrice del palinsesto Le Veglie di Agata, a inaugurare il Poetry Open Mic leggendo una sua poesia, scegliendo di affidare proprio alla sua voce il primo respiro della serata.
Non un semplice ricordo, ma un gesto simbolico: riconoscere in Vera Ambra una presenza ancora viva nel panorama culturale siciliano e lasciare che fossero le sue parole ad attraversare per prime il Cortile Platamone, come un ideale passaggio di testimone tra chi ha dedicato la propria vita alla poesia e chi continua oggi a custodirne l’eredità.
Subito dopo la lettura, Valentina Giua ha accolto il pubblico con un intervento che ha restituito il senso più profondo dell’intero progetto culturale.

Dario Miele e Valentina Giua, Le Veglie di Agata 2026
«Quando ho immaginato Le Veglie di Agata, avevo davanti a me un’immagine precisa: una lucerna accesa nel buio. Non un riflettore, non una luce che abbaglia, ma una fiamma piccola e ostinata, di quelle che si portano in mano attraversando una casa addormentata, o una città che crede di aver dimenticato come si veglia.»
Da questa immagine ha preso forma una riflessione sulla parola veglia, restituita al suo significato più autentico e originario. Non un appuntamento culturale da consumare, ma un gesto antico di presenza e condivisione.
«La veglia», ha spiegato Giua, «apparteneva alle nostre madri e alle nostre nonne. Si vegliava un malato, si vegliava una nascita, si vegliava un lutto. Si vegliava recitando il Santo Rosario, quella corona di parole che non è ripetizione, ma custodia. Ogni grano è un respiro che tiene compagnia a chi resta sveglio.»
Racconto
Attraverso questo racconto, la curatrice ha delineato la filosofia che anima l’intero palinsesto: restituire alla cultura la sua dimensione più umana e comunitaria, facendo delle arti uno spazio di incontro e di ascolto.
In un tempo segnato dalla velocità e dalla distrazione, fermarsi ad ascoltare una poesia, una musica o un racconto diventa un gesto di straordinaria attualità.
«La vera sovversione, oggi, non è gridare più forte: è tramandare ciò che nessuno si aspetta più di ricevere.»
Da qui nasce la scelta di riunire, all’interno delle Veglie di Agata, linguaggi artistici differenti. Poesia, teatro, musica, arti visive e danza non vengono presentati come discipline separate, ma come espressioni di un’unica ricerca, capaci di dialogare tra loro e di costruire un racconto condiviso della città.
«Poeti, pittori, musicisti e attori partono da strade diverse, ma quando ci si ascolta davvero tutte queste visioni finiscono per convergere verso lo stesso orizzonte.»
Un orizzonte che Valentina Giua ha consegnato al pubblico attraverso una sola parola, pronunciata come il cuore dell’intero progetto:
Amore
Non un sentimento astratto, ma una scelta concreta di cura verso la memoria, la cultura e la comunità. È da questo amore che nascono Le Veglie di Agata: un invito a ritrovarsi, a vegliare insieme e a riconoscere nell’arte uno spazio capace di custodire il passato e di generare nuove possibilità di incontro.
Con questo spirito ha preso ufficialmente avvio il Poetry Open Mic, dando voce, nel corso della serata, a poeti affermati, nuovi autori, interpreti e performer, in un dialogo continuo tra parola, musica ed emozione.

Lunaspina Caruso, Le Veglie di Agata 2026
La conduzione della serata
A guidare il pubblico lungo questo percorso sono stati Valentina Giua e Dario Miele, che hanno condiviso la conduzione dell’evento accompagnando gli artisti attraverso un racconto unitario.
I loro interventi non si sono limitati alla presentazione dei partecipanti, ma hanno costruito un vero e proprio filo narrativo capace di collegare letture, musica e performance, restituendo continuità a una serata composta da sensibilità molto diverse tra loro. Ogni passaggio è stato introdotto con attenzione, permettendo al pubblico di cogliere il senso del dialogo tra le varie espressioni artistiche e il legame con la filosofia delle Veglie di Agata.
La musica che accompagna la parola
Ad accompagnare questo percorso è stata la musica. Le prime note hanno avuto il volto di Raffaele Scalisi, giovanissimo pianista che, con una sensibilità sorprendente e una notevole maturità interpretativa, ha aperto gli intermezzi musicali della serata. Le sue note hanno dialogato costantemente con la parola, creando atmosfere sospese e offrendo al pubblico momenti di autentico raccoglimento. Ogni intervento musicale è diventato una pausa narrativa, un tempo di ascolto che ha unito i diversi momenti del programma.
Lunaspina Caruso
Ad arricchire ulteriormente la serata è stata la voce di Lunaspina Caruso, giovane artista già conosciuta dal pubblico nazionale grazie alla sua partecipazione a X Factor 2024. Con il suo timbro caldo e intenso, Lunaspina ha intrecciato musica ed emozione, regalando interpretazioni che hanno saputo accompagnare la poesia senza mai sovrastarla. La sua presenza ha rappresentato uno dei valori aggiunti dell’intero appuntamento: una voce capace di coniugare qualità interpretativa e autenticità, inserendosi con naturalezza nella dimensione raccolta e partecipata delle Veglie di Agata. Indimenticabile la sua interpretazione di Non, je ne regrette rien – di Edith Piaf.
Il momento culminante della serata è arrivato con l’ingresso di Giancarlo Cutrona, accolto da un caloroso applauso.

Giancarlo Cutrona, Valentina Giua, Dario Miele, Le Veglie di Agata 2026
Regista, autore e promotore culturale catanese, Cutrona è tra le personalità più significative della scena culturale contemporanea siciliana. Classe 1986, ha costruito negli anni un percorso che intreccia cinema, teatro, letteratura e filosofia. È autore e regista dei documentari Nixima. Convivere col mostro (2015), Ccà (2017) e Lockdown. Le voci della città (2020). Ha fondato e dirige La Culturale. Pensiero Critico in Movimento, festival nomade dedicato al dialogo tra arti e pensiero, riconosciuto nel 2022 con il Premio Franz Riccobono per l’impegno nella valorizzazione dei beni culturali. Nel 2025 ha pubblicato il testo Trittico del Silphion nel volume collettaneo Oltre le maschere, mentre nel 2026 è uscito il suo libro Il libro delle viscere per Fallone Editore.
Giancarlo Cutrona
La sua presenza alle Veglie di Agata ha rappresentato un momento di particolare prestigio per la rassegna. Accompagnato al pianoforte da Raffaele Scalisi, Cutrona ha dato vita a una performance nella quale parola e musica si sono sostenute reciprocamente, trasformando la lettura poetica in una vera esperienza teatrale.
La sua interpretazione ha attraversato registri emotivi differenti, alternando intensità, silenzio e profondità, dimostrando come la poesia possa ancora oggi trovare nel teatro uno dei suoi luoghi privilegiati. Ogni pausa, ogni inflessione della voce e ogni nota del pianoforte hanno contribuito a costruire un dialogo scenico di grande eleganza, mantenendo il pubblico in un ascolto attento e partecipe fino all’ultimo verso.
Attorno a questo momento si è sviluppato il cuore del Poetry Open Mic, che ha visto alternarsi sul palco autori, interpreti e performer provenienti da esperienze artistiche differenti.
Rossana Quattrocchi, Melania Valenti, Iolanda Cuscunà, Johnny Souto Rodriguez, Grazia Caponnetto e Giulia D’Anca, hanno condiviso con il pubblico testi e interpretazioni personali, offrendo prospettive differenti sulla poesia contemporanea e contribuendo a costruire quel mosaico di linguaggi che rappresenta l’identità stessa del format.

Andrea Ventura, Melania Valenti, Grazia Caponnetto, Le Veglie di Agata 2026
Uno degli aspetti più significativi della serata è stato però lo spazio dedicato alle nuove voci.
Le Veglie di Agata confermano infatti la volontà di offrire un luogo di ascolto anche a chi sceglie, magari per la prima volta, di condividere la propria scrittura davanti a un pubblico.
Tra le nuove voci si sono distinti Andrea Ventura, Gianluca Matarazzo, Emanuele Liotta, Martina Luvarà, Alessandro Piccione, Silvia Torrisi, Tiziana Consoli, Raffaele Auteri e Massimiliano Aci, che hanno affrontato il palco con autenticità e sensibilità, ricevendo calorosi applausi e dimostrando come la poesia continui a trovare nuove energie e nuove generazioni disposte ad abitarla.
Questa alternanza tra artisti affermati e giovani interpreti rappresenta uno degli elementi più originali del Poetry Open Mic delle Veglie di Agata: uno spazio nel quale esperienza e scoperta convivono, dando vita a una comunità artistica aperta, inclusiva e profondamente partecipata.
Il racconto della serata proseguirà nei prossimi approfondimenti, con il percorso che ha intrecciato lingua siciliana, oralità e teatro popolare, offrendo ulteriori chiavi di lettura di un appuntamento che ha saputo trasformare la parola in autentica esperienza di comunità.
Valentina Giua per GBT Magazine

Gianluca…. Matarazzo
Purtroppo credo ci sia stato un errore nel riportare il mio nome.