Un’analisi dura ma necessaria sulla deriva della sinistra, tra proteste di facciata, scelte ambigue e un rapporto sempre più stretto con la cultura militare.
(di Salvo Alfieri)
Di fronte all’attuale scenario politico, locale e nazionale, sempre più sconvolgente, emerge una domanda amara: esiste ancora una reale differenza tra destra e sinistra? Osservando i fatti recenti di Vittoria e della provincia di Ragusa, la risposta sembra essere un secco “no”.
Siamo davanti a una “sinistra” che organizza sit‑in all’ospedale di Vittoria e alla Guardia Medica di Scoglitti, denunciando i tagli alla sanità pubblica. Lo fa accusando la destra di privilegiare la spesa militare. Eppure siamo in piena campagna elettorale, e lo stesso Pd ha sostenuto il riarmo. Ancora più amaro è vedere la sua portavoce, Elly Schlein, assumere posizioni sempre più vicine a quelle della Meloni.
La protesta di facciata e la firma sui tagli
Qualche giorno fa, il sindaco di Vittoria, Francesco Aiello, anche lui del PD, ha messo in scena un gesto difficile da comprendere. Non richiama i valori del progressismo, del pacifismo e dell’antifascismo che il Pd, nato dal PC, dovrebbe rappresentare.
Ha accolto con “calorosi abbracci” una delegazione di militari americani di Sigonella e della Guardia Nazionale dell’Oklahoma. Non è stato un semplice atto istituzionale. È apparso come una scelta politica precisa, lontana dalla sinistra e lontana dall’opposizione.
Parliamoci chiaro: tutti i partiti o associazioni dentro il campo largo ormai ne sono servi, ma addirittura cadere così in basso non lo avrei mai pensato. Concedere (ancora) piena disponibilità e collaborazione per celebrare lo sbarco — la colonizzazione — da quel 10 luglio 1943 (Operazione Husky) non significa solo ricordare la storia, ma legittimare oggi una presenza militare straniera che la sinistra dovrebbe mettere in discussione.
Scuola, territorio e consenso: la normalizzazione della guerra
L’incoerenza raggiunge il culmine quando si continua a parlare di lotta e battaglie di partito per i diritti sociali. Una scena commovente, romantica ideologicamente, se non fosse che quegli stessi tagli portano anche la loro firma. È matematico: se si decidono di investire miliardi in armamenti, quei soldi vengono sottratti a ospedali, scuole e servizi. Protestare contro gli effetti di una politica che si è contribuito a creare non è opposizione, è propaganda di bassa lega per portarsi ennesimi sporchi voti.
L’ultimo tassello inquietante di questo mosaico è andato in scena sabato 9 maggio all’aeroporto di Comiso. La scuola dovrebbe educare alla pace, alla nonviolenza, al pensiero critico, ad abbattere le barriere razziali con la cultura. Invece, ai ragazzi dei licei della provincia è stato offerto un “tour” dell’orrore bellico: equipaggiamenti, tecniche di attacco e, come gran finale, un giro in elicottero da guerra con tanto di militari del 15° Stormo dell’Aeronautica Militare.
Trasformare la scuola in una caserma di addestramento, creando una gita scolastica che diventa una campagna di reclutamento e fascinazione verso lo strumento militare, è un atto di una gravità inaudita. Promuovere la “cultura della guerra” tra i giovanissimi, proprio mentre il mondo brucia tra conflitti che rischiano di degenerare, è un segnale politico preciso.
Il quadro è desolante. Da una parte la Meloni che persegue la sua agenda di destra, dall’altra un PD e la “sinistra larghista” che le fa il verso, recitando una sceneggiata di dissenso durante il giorno e stringendo patti e accordi militari la notte. Se fare la sinistra significa accogliere i militari, firmare per le armi e trasformare gli aeroporti civili in parchi giochi per futuri soldati, allora la sinistra non esiste più. Esiste solo un unico, indistinto blocco di potere che usa etichette diverse per vendere lo stesso prodotto: la militarizzazione del territorio e del futuro.

La politica se si toglie di mezzo per sempre, sarebbe la salvezza del mondo intero, non ci sarebbero più guerre, esisterebbero i veri diritti e tutti i diritti per i cittadini, non ci sarebbe più la povertà e si vivrebbe più sereni. La politica solo per farli parlare si prendono soldi e per quello che li mandano a dire è solo dare false speranze alla gente. Via i portici dalle nostre vite Basta.