Nella foto, Salvo Tomarchio
Una proposta di legge punta a garantire procedure certe e diritti esigibili per chi chiede il suicidio assistito in Sicilia.
In Sicilia si apre una nuova fase sul tema del suicidio assistito, con il deposito all’Assemblea Regionale Siciliana di un disegno di legge firmato dai deputati di Forza Italia Salvo Tomarchio e Stefano Pellegrino. La proposta nasce dall’esigenza di garantire ai cittadini una risposta chiara, uniforme e tempestiva quando si trovano nelle condizioni previste dalla giurisprudenza costituzionale per accedere al suicidio medicalmente assistito.
Tomarchio, primo firmatario, e Pellegrino, capogruppo di Forza Italia all’ARS, spiegano che oggi la possibilità di esercitare questo diritto dipende dalla provincia in cui si vive, dalla sensibilità dei dirigenti sanitari e, spesso, dalla disponibilità di un’associazione o di un legale. Una situazione che, di fatto, trasforma un diritto riconosciuto dalla Corte costituzionale in una facoltà incerta e diseguale.
Serve una risposta certa, non burocratica
I due deputati sottolineano che una persona affetta da una patologia irreversibile, sottoposta a trattamenti di sostegno vitale e che vive sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili, ha il diritto di ricevere una risposta chiara e non condizionata da valutazioni soggettive. Una risposta che sia uguale per tutti, ovunque in Sicilia.
Il tema, riconoscono, è delicato e tocca la coscienza individuale, la percezione del dolore, il limite, la libertà personale e la dimensione della Fede. Proprio per questo, il testo tutela le convinzioni dei professionisti sanitari, che non sono obbligati a partecipare alla procedura. La partecipazione è volontaria. Allo stesso modo, nessuna persona malata viene indirizzata verso una scelta: prima di ogni passaggio, è garantita un’informazione completa sulle cure palliative e sul diritto di rifiutare o interrompere i trattamenti.
Le procedure e le garanzie previste dal disegno di legge
Il provvedimento, composto da quattordici articoli, non modifica i requisiti di accesso, che restano quelli fissati dalla sentenza 242/2019 della Corte costituzionale. La Regione interviene invece sulle modalità organizzative e procedurali.
Presso ogni Azienda sanitaria provinciale viene istituita una Commissione multidisciplinare permanente, composta da professionalità che spaziano dalle cure palliative alla neurologia, dalla psichiatria alla medicina legale, fino alla psicologia clinica e all’infermieristica. Per ogni caso è previsto il coinvolgimento dello specialista della patologia. È richiesto il parere dell’organismo per l’etica nella clinica già attivo in azienda. La persona interessata può chiedere la presenza del proprio medico di fiducia.
La somministrazione del farmaco avviene esclusivamente da parte della persona stessa, con assistenza sanitaria, in ospedale, in hospice o al domicilio. L’intero percorso è gratuito e revocabile in qualsiasi momento.
Una norma urgente per garantire diritti esigibili
Tomarchio e Pellegrino chiariscono che la proposta non affronta la questione di fondo, che spetta al Parlamento nazionale. Ma compie un passo necessario: mette la Sicilia nelle condizioni di rispondere con procedure verificabili a chi chiede di esercitare un diritto riconosciuto dalla Costituzione.
I due deputati auspicano un confronto privo di preconcetti, consapevoli che sul tema esistono sensibilità trasversali. L’obiettivo è arrivare a una rapida approvazione della norma, affinché nessun cittadino resti intrappolato in un’attesa indeterminata che, come dimostrano le vicende degli ultimi anni, equivale a un diniego.
