
Lo sapevi? Il panino con la salsiccia non è la tradizione gastronomica più antica della Festa della Madonna.
Quando si pensa oggi alla Festa della Madonna della Consolazione, viene quasi spontaneo pensare a “u paninu cu satizzu”: semplice, caldo, veloce, diventato nel tempo uno dei simboli più riconoscibili di quei giorni di festa.
Ma la storia della gastronomia della Festa potrebbe essere molto più antica e affondare le sue radici nel cuore della vecchia Reggio, soprattutto nella zona di Piazza Carmine, appena fuori dall’antica Porta di San Filippo, a due passi dal Duomo.
Qui, tra macellerie, botteghe e attività artigiane, sarebbe nata e si sarebbe tramandata una delle preparazioni più caratteristiche della tradizione popolare reggina: le frittole.
Le frittole rappresentavano il risultato finale della lavorazione del maiale. Cotenne, gambucci, orecchie, lingua, musetto e altre parti meno nobili venivano cotte lentamente nel grasso dello stesso animale, all’interno della tradizionale caddara, il grande pentolone di rame stagnato.
Sul fondo rimanevano i residui più saporiti della cottura: i curcuci.
La Festa Patronale di Reggio Calabria, che si svolge dal secondo sabato al martedì di settembre e richiama ogni anno migliaia di pellegrini e visitatori, rappresentava così anche un grande momento di condivisione popolare.
Mangiare le frittole nei pressi del Duomo non era soltanto una questione di gusto: era parte di un rito collettivo, legato alle botteghe del quartiere, alla lavorazione del maiale e a quella cucina povera, ma ingegnosa, che ha caratterizzato per generazioni la tradizione reggina.
E il panino con la salsiccia? Com’è nata questa tradizione?
La sua affermazione sembra essere molto più recente.
Il suo successo nasce nel secondo dopoguerra e, soprattutto, tra gli anni Settanta e Ottanta, quando la Festa cambia volto e si ampliano gli spazi dedicati alle bancarelle e ai venditori ambulanti.
Il consumo della salsiccia alla brace si impone sempre di più.
I motivi sono anche pratici: rispetto alle frittole, la salsiccia è più veloce da preparare, facile da servire e perfetta da mangiare passeggiando tra le bancarelle.
E poi c’è quel profumo inconfondibile della brace, diventato nel tempo parte integrante dell’atmosfera della Festa.
Così “u paninu cu satizzu”, forse anche sulla scia delle sagre e delle feste di piazza diffuse in altre parti d’Italia, si è progressivamente trasformato in un vero e proprio rito reggino.
Oggi, quindi, convivono due idee diverse di tradizione.
Da una parte il panino con la salsiccia, simbolo della Festa contemporanea e della memoria di intere generazioni.
Dall’altra le frittole e i curcuci, testimonianze di una gastronomia più antica, legata alle macellerie del centro e alla cultura popolare della vecchia Reggio.
E tu, cosa preferisci: “u paninu cu satizzu” o le frittole?
O, come ogni vero reggino, tutte e due?
Buona Festa della Madonna, Reggio e popolo reggino!
E soprattutto, gridiamolo con tutto il cuore:
OGGI E SEMPRI
W MARIA!
